Diatomee, le piccole alghe invisibili dei fiumi: una ricerca racconta quelle presenti in valle Po
Sarà capitato a tutti di raccogliere un ciottolo da un corso d'acqua e di notare che la parte esposta alla luce è ricoperta di una pellicola marroncina, vischiosa al tatto e più o meno sviluppata a seconda delle condizioni ambientali di dove ci si trova. Nei corsi d'acqua di montagna, dove la turbolenza è elevata e l'ambiente può risultare severo, questa patina è spesso sottile, ma non per questo meno interessante.
Gli esperti di ecologia fluviale la chiamano periphyton ed è composta da una comunità complessa di piccoli organismi autotrofi ed eterotrofi: sempre gli esperti di idrobiologia spiegano che quello strato minimo e apparentemente insignificante è invece uno degli elementi chiave dell'equilibrio degli ecosistemi fluviali.
Di questo microcosmo fanno parte anche le diatomee, alghe unicellulari microscopiche poco note al grande pubblico e difficili da osservare senza strumenti adeguati, ma che hanno un ruolo enorme su scala globale. Producono circa il 20% dell’ossigeno presente in atmosfera: per dirla in altre parole, uno su cinque dei respiri che compiamo dipende anche da loro.
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