un cannocchiale in primo piano e rivolto verso l'arco alpino. Zona di montagna innevata sullo sfondo.

Numeri record per il censimento invernale dello stambecco nel Parco naturale del Monviso

Il decimo censimento invernale dello stambecco nel Parco naturale del Monviso, effettuato in tre giornate nel dicembre del 2025, ha fatto registrare numeri molto buoni: gli animali contati nelle osservazioni di quest’inverno sono 277, il numero più elevato da quando, nel 2016 e a seguito della sua istituzione, l’Ente di Gestione delle Aree protette del Monviso ha avviato i monitoraggi annuali della popolazione di “capra Ibex” svernante intorno al Monviso. Il dato è in aumento rispetto ai capi avvistati nell’inverno 2024/25, quando con 260 rilevazioni si era già toccato il picco massimo fino ad allora.

Pur essendo certamente un’ottima rilevazione e una ottima tendenza, che denota una popolazione in crescita e vitale, si ricorda che questo genere di osservazioni vanno lette con prudenza e sono legate anche alla presenza di neve sui rilievi dove sono distribuiti gli stambecchi: la debole nevicata dei giorni precedenti alle osservazioni ha favorito la contattabilità degli animali, che tendono a radunarsi in zone dove la copertura nevosa è meno rilevante. I monitoraggi annuali, e disporre delle serie storiche di dati che derivano da quelle attività, consente di comprendere al meglio le dinamiche di popolazione e di definire le necessarie misure di gestione e conservazione della specie.

Tornando ai dati, si rimarca come il successo riproduttivo osservato per questa specie sia da considerarsi elevato, anche perché rilevato in inverno e quindi al netto della mortalità perinatale ed estiva. La sex-ratio, il rapporto tra maschi e femmine osservati, è prossima alla parità: il lieve squilibrio a favore dei maschi è attribuito con buona probabilità alla minore facilità di individuazione di alcuni gruppi di femmine, meno facili da riconoscere da distanze elevate. Tutti gli altri parametri di popolazione risultano in linea con quelli degli anni precedenti e con quelli registrati in aree limitrofe. L’Ente di Gestione delle Aree protette del Monviso ha elaborato un’articolata relazione sul tema, che è possibile consultare dada questo sito, dove è pubblicata alla pagina a questo link.

uno stambecco si staglia contro il cielo: l'immagine è stata scattata in montagna e si vede neve a terra-
Foto di Omar Giordano

Come ogni anno, i conteggi sono stati effettuati con la metodica del block-count census che prevede la parcellizzazione del territorio oggetto d’indagine e l’osservazione diretta degli animali da percorsi o postazioni preventivamente stabiliti. Il monitoraggio viene svolto nei tre grandi settori compresi nei territori comunali di Crissolo, Oncino e Pontechianale che gli ungulati sono soliti frequentare prevalentemente durante lo svernamento e nel periodo degli accoppiamenti, che ha il suo culmine tra metà dicembre e metà gennaio. In questa finestra temporale i maschi si aggregano alle femmine e ai giovani esemplari, che trascorrono i primi tempi di vita con queste ultime: ciò garantisce la presenza di tutte le classi di sesso ed età in poche aree ristrette. Sfruttare la massima concentrazione annuale degli animali, che diversamente vivono in gruppi separati e si disperdono maggiormente sul territorio, consente di ottenere dati più precisi sulla consistenza effettiva della popolazione di stambecco intorno al Monviso.

Si rimarca che il conteggio realizzato nei territori del Parco naturale del Monviso viene effettuato congiuntamente e con le stesse metodiche dai diversi enti interessati nelle valli italiane limitrofe e nel territorio francese del Queyras: ciò contribuisce a creare un archivio dati omogeneo sulla popolazione di stambecco svernante nelle Alpi del Monviso.

Per saperne di più
Lo stambecco ha origini remote che risalgono a oltre 15 milioni di anni fa, quando nell’Asia centro-occidentale vivevano varie forme di capra selvatica che, durante le glaciazioni di circa 40.000 anni fa, si spinsero verso l’Europa. Diffuso in tempi storici su tutto l’arco alpino, fu da sempre preda ambita da parte dell’uomo che lo cacciò fino a portarlo a rischio di estinzione. La specie era sicuramente presente nelle valli Po e Varaita fino alla metà del Settecento, ma dalle fonti storiche si evince che, con tutta probabilità, lo stambecco era già estinto sul massiccio del Monviso agli inizi del XIX secolo: in quel periodo sul massiccio del Gran Paradiso ne erano sopravvissuti poco meno di 100 esemplari. Partendo da questo nucleo di stambecchi, fu avviato un importante progetto di reintroduzione: il primo ripopolamento di stambecco nel massiccio del Monviso risale al 1978. A questo ne seguirono altri fino agli anni Novanta del Novecento, anche sul versante francese nelle valli del Guil e dell’Ubaye; i primi anni 2000 videro, infine, la reintroduzione di altri esemplari in valle Varaita.

Grazie a questi interventi su un arco temporale ormai ultratrentennale, oggi lo stambecco è fuori pericolo di estinzione ed è tornato ad essere uno dei simboli delle Alpi. Sull’intero arco alpino si stimano oggi circa 50.000-52.000 stambecchi: un successo straordinario di conservazione, che porta però con sé il tema della bassa variabilità genetica e dei rischi legati alla diffusione di patologie, in un contesto già complicato dagli effetti del riscaldamento globale. Italia e Svizzera sono i Paesi con il maggior numero di esemplari, oltre 15.000 ciascuno.

Ultimo aggiornamento: 20/02/2026 10:49