riunione di persone intorno a un tavolo.

Il Tavolo Monviso apre il confronto su sicurezza, cambiamenti climatici e frequentazione della montagna

I recenti crolli sul Monviso, gli effetti delle temperature eccezionalmente elevate registrate in alta quota e la crescente frequentazione del massiccio sono stati al centro del primo Tavolo Monviso, riunito mercoledì 16 settembre al grattacielo della Regione Piemonte. L’incontro ha permesso di condividere le conoscenze disponibili sui fenomeni di instabilità, individuare possibili misure di prevenzione e avviare una riflessione sulle future modalità di accesso e frequentazione della montagna.

La riunione, presieduta dall’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, ha coinvolto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il presidente della Provincia di Cuneo Luca Robaldo, il sindaco di Crissolo Fabrizio Re, il direttore della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte Angelo Robotto e il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero. Al confronto hanno contribuito inoltre IRES Piemonte, il DIATI del Politecnico di Torino, Legambiente e il suo settore Alpi, Carabinieri forestali, guide alpine, Soccorso Alpino e Speleologico, CNR-GEO, CAI Piemonte e AGRAP. Per l’Ente di gestione delle Aree protette del Monviso erano presenti il presidente Marco Dastrù e il direttore Vincenzo Maria Molinari.

Uno degli elementi emersi con maggiore evidenza riguarda le condizioni termiche registrate durante l’estate. Dal 10 giugno al 10 settembre la stazione Arpa installata sul Monviso, a oltre 3.300 metri di quota, non ha mai registrato temperature inferiori a zero gradi. Un dato eccezionale per l’alta quota, che contribuisce a descrivere le condizioni nelle quali si sono verificati i recenti fenomeni di instabilità delle pareti rocciose.

Anche se i crolli non sono un fenomeno nuovo sul Monviso – si ricordano bene gli episodi precedenti, tra cui quello di particolare importanza del 2019 e altri verificatisi nel 2023 – i due nuovi importanti distacchi di questo settembre hanno però richiamato nuovamente l’attenzione sulla situazione dell’intero massiccio. Il primo si è verificato il 1° settembre sul versante nord-est, poco a monte del Torrione Saint Robert, mentre nella notte tra il 13 e il 14 settembre un secondo fenomeno ha interessato i Torrioni Sari sul versante meridionale.

Le dimensioni del secondo distacco, che potrebbero essere superiori a quelle del primo, richiedono ulteriori approfondimenti e rilievi. Secondo le valutazioni illustrate da Arpa Piemonte, lo stress termico rappresenta un probabile fattore dei recenti fenomeni e la degradazione del permafrost può costituire una concausa all’interno di un ammasso roccioso già fortemente fratturato. Il quadro impone quindi attenzione e monitoraggio, anche perché non possono essere esclusi nuovi fenomeni.

La discussione non ha riguardato soltanto la stabilità della montagna, ma anche l’esposizione delle persone e degli itinerari. I due recenti distacchi si sono verificati su versanti differenti e confermano non solo la necessità di valutare in modo puntuale le vie di alpinismo e alcuni tratti escursionistici, ma anche l’opportunità di osservare il Monviso nel suo complesso.

«La crescente frequentazione del Monviso è un dato positivo, perché testimonia quanto questa montagna continui a esercitare una forte capacità di attrazione – ha detto il presidente del Parco del Monviso, Marco Dastrù –. Ma proprio per questo impone una responsabilità maggiore: accompagnare i flussi, evitare concentrazioni eccessive in pochi punti e garantire una fruizione più equilibrata dell’intero territorio. A questo si aggiunge una sfida ormai evidente: i cambiamenti climatici stanno modificando anche gli equilibri dell’alta montagna. Fenomeni come il degrado del permafrost possono incidere sulla stabilità dei versanti e rendono necessario rafforzare il monitoraggio, la ricerca e la collaborazione con soggetti scientifici qualificati. Da questo punto di vista, il lavoro con ARPA Piemonte e il sostegno agli studi condotti nell’ambito della Riserva della Biosfera MAB UNESCO sono strumenti importanti per comprendere meglio ciò che sta accadendo. Certamente il Parco si mette a disposizione per concorrere secondo le proprie competenze ad individuare indirizzi e pratiche anche sul tema della fruizione, onde assicurare maggiore sicurezza al contesto del Monviso.
In particolare, il lavoro svolto dal Parco del Monviso sulla rete sentieristica va in questa direzione: viene condotto, in collaborazione con le sezioni CAI locali e il coordinamento degli operai forestali regionali, un ampio lavoro di manutenzione dei percorsi esistenti e della segnaletica, intervenendo anche su percorsi alternativi che possono essere utili per adattarsi alle condizioni ambientali e per distribuire meglio le presenze. Recuperare tracciati storici o valorizzare itinerari meno frequentati significa anche restituire profondità alla conoscenza del territorio, che non può ridursi a pochi luoghi simbolici».

Un altro elemento centrale è quello della forte crescita della frequentazione. Le guide alpine hanno segnalato la presenza di circa 200 persone sulla vetta nel solo ultimo fine settimana precedente al Tavolo. I dati del Parco del Monviso indicano inoltre circa 40 mila frequentatori annui lungo il Giro del Viso, mentre nell’area complessiva intorno alla montagna sono stimati circa 200 mila passaggi annui. Numeri che rendono sempre più importante ragionare sulla distribuzione dei flussi, promuovendo la rete dei percorsi disponibili e riducendo, dove possibile, la concentrazione nelle aree più elevate e maggiormente frequentate.

La sicurezza dipende inoltre dalla preparazione di chi affronta la montagna. La natura degli interventi del Soccorso Alpino ha dimostrato la necessità, emersa nel corso del Tavolo, di rafforzare informazione, segnaletica e accompagnamento con l’obiettivo di costruire forme di frequentazione più consapevoli e compatibili con un ambiente che sta mostrando segnali di crescente fragilità. Sicurezza delle persone, conservazione degli ecosistemi e possibilità di continuare a vivere e frequentare il Monviso devono quindi essere considerate come parti di uno stesso tema.

«In un’epoca di cambiamenti climatici, ormai ineludibili, accanto al tradizionale monitoraggio delle popolazioni animali e della vegetazione, intesi come elementi esponenziali del livello di biodiversità più o meno soddisfacente di un’area naturale, a maggior ragione se protetta, – riflette il direttore del Parco del Monviso, Vincenzo Maria Molinarioccorre affiancare l’analisi della componente nivologica, glaciologica e geologica, nonché delle temperature e del clima, onde comporre un quadro che ci permetta, nel limite del possibile, di prevedere l’evoluzione dei territori alpini e conformare quindi le modalità della loro fruizione, anche con un importante livello di attenzione alla sicurezza. Si tratta, quindi, non solo di monitorare, come viene già fatto, ad esempio la temperatura all’interno del Buco di Viso da parte di ARPA Piemonte onde trarne importanti valutazioni in relazione allo scioglimento del permafrost, ma anche di fornire strumenti previsionali direttamente al cittadino, come può essere il bollettino locale MeteoMonviso reso disponibile dal Parco del Monviso, servizio che permette di orientare il proprio programma, o al limite di rinunciarvi, se le condizioni del tempo meteorologico sono sfavorevoli. Più in generale, rispetto a una dimensione più ampia delle ricadute del cambiamento climatico occorre indagare gli scenari attuali sotto più profili. In questo senso, la ricerca “Time to Ascent Monviso” condotta con il sostegno del Parco del Monviso tra gennaio e febbraio dal ricercatore spagnolo Daniel Ojeda, studente del Master in “Biosphere Reserves Management” presso l’Università per lo Sviluppo Sostenibile di Eberswalde, in Germania, focalizza bene l’attenzione sugli impatti concreti, sia attuali sia futuri, che il cambiamento climatico sta determinando sul contesto socio-economico e sulle comunità che vivono e operano sul territorio del Monviso. L’indagine ha visto il coinvolgimento diretto degli attori locali attraverso interviste sul campo a soggetti chiave del territorio, tra cui alcuni che hanno partecipato al tavolo promosso dalla Regione Piemonte».

Il confronto avviato sul Monviso potrà assumere nel prossimo futuro una dimensione più ampia: con il coordinamento della Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione Piemonte, potrà evolvere in un Tavolo permanente per la resilienza delle Alpi piemontesi, inserito nella cornice dell’Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici. L’intenzione è creare una sede stabile di confronto sulle fragilità che nei prossimi anni interesseranno i territori alpini.

Il percorso proseguirà martedì 22 settembre con il Tavolo Monte Rosa. Le due realtà presentano caratteristiche differenti. Sul Monviso le questioni riguardano soprattutto sentieri, rifugi, escursionismo e alpinismo; sul Monte Rosa entrano maggiormente in gioco anche ghiacciai, centri abitati nelle immediate vicinanze, impianti e infrastrutture. La prospettiva è quella di costruire una regia regionale comune, capace di mettere insieme conoscenze scientifiche, monitoraggio e gestione del territorio, mantenendo risposte operative adeguate alle specificità di ciascun massiccio.

Ultimo aggiornamento: 21/09/2026 10:28