Approfondimenti sulla frana del 1° settembre: interventi di ARPA Piemonte e Società Geologica Italiana
A seguito del crollo avvenuto sulla parete Nord-Est del Monviso nella serata di lunedì 1° settembre, tecnici di ARPA Piemonte, agenzia regionale che tra i suoi compiti istituzionali ha anche quello di curare il catasto dei fenomeni franosi presenti sul territorio regionale, hanno effettuato un sopralluogo sul posto.
Da quanto riportato sul sito dell’ente al quale rimandiamo per una lettura completa e per prendere visione delle fotografie scattate, si legge che «il materiale franato, a pezzatura generalmente medio-piccola con alcuni blocchi metrici, si è arrestato sul cono detritico alla base del canalone sottostante al Torrione Saint Robert; il crollo ha prodotto una scenografica nube di polvere che ha raggiunto e imbiancato il sentiero per il rifugio Quintino Sella e le aree circostanti. La volumetria depositatasi sul cono può essere stimata in qualche migliaio di metri cubi. Solo una minima frazione del materiale franato ha interessato il canale rivolto verso il rifugio Quintino Sella. Il recente fenomeno rappresenta una riattivazione di analoghi crolli avvenuti nel medesimo settore di parete; tra questi, il più simile per dinamica e volumetria coinvolta, è il crollo del 9 agosto 2023. Il sopralluogo è stato effettuato il 3 settembre e per tutta la giornata si sono verificate continue scariche di pietre di piccola entità; questa dinamica, con tutta probabilità, perdurerà ancora per un lungo periodo, come già avvenuto nei precedenti episodi».
L’instabilità del versante in oggetto è stata focalizzata anche dalla Società Geologica Italiana, che in un suo comunicato ha richiamato l’attenzione sulla necessità di monitorare gli effetti del riscaldamento climatico e del degrado del permafrost.
«Il crollo del 1° settembre conferma che il Monviso è una montagna geologicamente “viva” – sottolinea Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana - e in continua trasformazione. La forte fratturazione degli ammassi rocciosi rappresenta una condizione predisponente fondamentale. A questa si possono aggiungere l’infiltrazione dell’acqua e il progressivo degrado del permafrost. L’aumento delle temperature in alta quota può infatti ridurre la funzione di “cemento” esercitata dal ghiaccio presente nelle fratture, favorendo la destabilizzazione di porzioni di parete già indebolite. Il possibile ruolo di questi fattori nel nuovo evento dovrà comunque essere verificato mediante indagini specifiche. La degradazione del permafrost non agisce da sola e non consente di prevedere con precisione il luogo e il momento di un crollo. Rappresenta tuttavia un fattore sempre più importante nell’evoluzione dei versanti rocciosi di alta montagna, dove l’innalzamento dello zero termico e la maggiore frequenza di periodi molto caldi stanno modificando condizioni rimaste relativamente stabili per lungo tempo.
Questi fenomeni non devono essere affrontati con allarmismo, ma con conoscenza, monitoraggio continuo e prevenzione. È necessario osservare sistematicamente i settori più vulnerabili, aggiornare le carte della pericolosità e fornire agli escursionisti informazioni tempestive. Occorre inoltre rispettare rigorosamente le ordinanze e le indicazioni delle autorità locali, del Parco del Monviso e del Soccorso Alpino. Il fenomeno si è verificato in un settore particolarmente ripido e intensamente fratturato, caratterizzato da torrioni rocciosi, canaloni e grandi conoidi detritiche. Le cause e le dimensioni del nuovo distacco dovranno essere definite attraverso rilievi diretti e analisi specialistiche; non è quindi possibile, allo stato attuale, attribuire l’evento a un unico fattore.
L’area è già nota per precedenti fenomeni di instabilità, descritti nella guida “Monviso. Itinerari geologici d’Italia” realizzata recentemente dalla Società Geologica Italiana in collaborazione con National Geographic e con il sostegno del Parco del Monviso. La guida dedica particolare attenzione all’itinerario Pian del Re–Lago Chiaretto–Colle di Viso–Rifugio Quintino Sella e ricorda il collasso verificatosi il 26 dicembre 2019 presso i Torrioni Sucai. In quell’occasione si staccò una porzione di parete alta circa 150-160 metri, con un volume stimato nell’ordine di 60.000-80.000 metri cubi. Ulteriori distacchi hanno interessato lo stesso settore negli anni successivi. La guida segnala inoltre che a monte del percorso tra il Lago Chiaretto e il Rifugio Quintino Sella sono frequenti crolli e cadute di massi, soprattutto durante le giornate più calde (circostanza che ha portato nel 2020 alla chiusura al transito del tratto di sentiero V13 che supera il Chiaretto tenendovisi a monte: una chiusura che è tutt’ora in vigore con ordinanza del Comune di Crissolo mai revocata, ndr). Le rocce del Monviso sono attraversate da faglie, fratture e superfici strutturali che possono isolare grandi blocchi e cunei rocciosi. Acqua, gravità e, in certi periodi dell’anno alternanza tra gelo e disgelo, contribuiscono progressivamente ad allargare queste discontinuità e a ridurre la stabilità dei versanti.
La guida “Monviso. Itinerari geologici d’Italia” – afferma Alberto Corno dell’Istituto di Geoscienze - Consiglio Nazionale delle Ricerche di Torino - mostra come il percorso tra Pian del Re e il Rifugio Quintino Sella costituisca non soltanto uno degli itinerari più suggestivi delle Alpi Cozie, ma anche un osservatorio privilegiato dei processi che modellano l’alta montagna. Le morene, i canaloni detritici, la frana dei Torrioni Sucai e le tracce del crollo del ghiacciaio superiore del Coolidge del 1989 documentano un paesaggio in continua evoluzione, nel quale la conoscenza geologica è essenziale per comprendere i cambiamenti in corso e frequentare la montagna in modo più consapevole e sicuro.