Una rete di sensori nei fiumi e nei laghi per misurare la salute delle acque del Monviso
Nel corso del mese di luglio una rete di sonde acquatiche è stata via via installata nei corsi d’acqua e nei laghi del territorio transfrontaliero compreso tra le alte valli del Parco del Monviso, sul versante italiano, e il Queyras francese. Si tratta di piccoli cilindri poco più grandi di una pallina da ping-pong, immersi nell’acqua fissati a una catena, a sua volta ancorata alle rocce circostanti mediante tasselli. Un accorgimento necessario, soprattutto nei torrenti alpini, per evitare che la corrente possa trasportarle verso valle compromettendo il monitoraggio.
Anche se hanno dimensioni ridotte, il loro compito è piuttosto importante: raccogliere in continuazione e “in situ” informazioni sullo stato di salute di fiumi, torrenti e laghi intorno al Monviso. I sensori rilevano diversi parametri, tra cui la temperatura dell’acqua, il livello idrico, la quantità di ossigeno disciolto e la conducibilità. Informazioni che, osservate nel tempo e messe in relazione tra loro, permettono di comprendere meglio l’evoluzione degli ambienti acquatici e gli effetti esercitati su di essi sia dai cambiamenti climatici sia dalle attività umane.
La caratteristica più interessante di queste apparecchiature è la continuità delle misurazioni. Un campionamento tradizionale fornisce una fotografia delle condizioni presenti in un determinato momento: le sonde, invece, possono registrare dati 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Diventa così possibile osservare le variazioni tra il giorno e la notte, seguire l’andamento stagionale dei corsi d’acqua o verificare cosa accade, ad esempio, prima e dopo un intenso evento meteorologico. Anche la misurazione fatta sul posto costituisce un notevole vantaggio, perché parametri come temperatura e ossigeno disciolto possono modificarsi rapidamente dopo il prelievo dell’acqua: la lettura effettuata nel corpo idrico riduce questo rischio e restituisce un dato più rappresentativo delle condizioni effettive. La raccolta automatizzata dei dati consente inoltre di ridurre il numero delle uscite necessarie per effettuare campionamenti manuali e limita il ricorso ad analisi che richiedono reagenti di laboratorio. Il vantaggio non è soltanto economico e organizzativo: poter disporre di serie di dati continue e progressivamente più lunghe permette di riconoscere tendenze che emergerebbero più difficilmente attraverso osservazioni occasionali.
Il monitoraggio è effettuato dalla Réserve naturelle nationale de Ristolas-Mont-Viso, entità che si sviluppa all’interno del Parc naturel régional du Queyras. Sul territorio italiano la posa delle apparecchiature, indispensabile per garantire il confronto dei dati raccolti sui due versanti delle Alpi, è stata effettuata in collaborazione con il Parco del Monviso. Raccogliere informazioni con metodologie confrontabili sui due versanti consente di costruire un quadro più ampio delle trasformazioni ambientali in corso e di mettere in comune conoscenze utili alla loro tutela.
Questa collaborazione, inoltre, rinnova e rafforza un rapporto ormai trentennale tra il Parco del Monviso e il Parc naturel régional du Queyras, due enti che condividono attività di conservazione, ricerca e divulgazione e che collaborano anche nella gestione della Riserva della Biosfera transfrontaliera del Monviso UNESCO. Per il Parco del Monviso il tema ha inoltre un interesse scientifico diretto. L’Ente ha realizzato a Ostana il Centro Alpstream, struttura dedicata proprio allo studio dei fiumi alpini e dei loro ecosistemi. Partecipare alla costruzione di una rete di monitoraggio delle acque intorno al Monviso è quindi una naturale prosecuzione di questa attività di ricerca e approfondimento, oltre che un’occasione per ampliare le conoscenze sullo stato di salute degli ambienti acquatici di montagna.
I dati raccolti nel tempo e la loro variazione contribuiranno a monitorare l’evoluzione della qualità dei corpi idrici, che ha un diretto riflesso sullo stato di conservazione della biodiversità acquatica e non solo. Serviranno quindi a raccontare con maggiore precisione ciò che sta accadendo alle acque alpine, una risorsa che appare ancora “scontata” perché la vediamo abitualmente nei torrenti sotto i nostri occhi, ma che i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più importante conoscere, monitorare e proteggere.
Anche perché, in un’estate caratterizzata da temperature decisamente più alte delle medie storiche stagionali, numerosi incendi sull’arco alpino e altrove, diffusa siccità e eventi meteorologici estremi anche in alta quota – come ad esempio la forte grandinata di fine giugno a Crissolo o la “bomba” d’acqua di inizio agosto nelle valli Po e Varaita – è necessario entrare nell’ottica che nulla è più davvero “scontato”.