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  Notizie dal Parco

Inseguendo un seme di Cardo

Pagine botaniche dal taccuino del Guardiaparco

Da bimba passavo molto tempo a rincorrere tutto ciò che volava alla mia altezza. Capitava quindi di inseguire farfalle, uccellini, insetti e altre cose strane. Tra queste ultime, vi era una sfera trasparente, leggera come una piuma, che si allontanava veloce. Avevo capito che si trattava di un seme volante, ma dovette passare molto tempo prima di scoprire che quella strana “navicella” era in realtà il seme del cardo.
La pianta del cardo mi è particolarmente cara perché lega a sè alcuni tra gli animali che più mi piacciono: i cardellini e la Vanessa del Cardo.
Di piante di cardo ne esistono diverse specie, differiscono tra loro per: portamento, foglie, dimensione del fiore e grandezza delle brattee avvolgenti il capolino fiorale.
Il cardo appartiene alla grande  famiglia delle Asteraceae, cioè parente delle margherite, più facile per noi associarlo a suo cugino il Cardo di cui mangiamo le coste (Cynara cardunculus) o il Carciofo di cui mangiamo ricettacolo e bratee (Cynara scolymus). 

Cardo asinino (Cirsium vulgare)

Particolare di Cardo asinino (Cirsium vulgare)

È una pianta erbacea, perenne, alta fino circa 1,5 m e le foglie, benchè presentino un margine dentato terminante in spine, fungono da nutrimento per le larve di molte specie di farfalle, tra cui la bellissima Vanessa del Cardo.
I fiori, grandi e vistosi, di un bel colore che va dal rosa al lilla, sono visitati da molti insetti attratti da questo particolare cromatismo e dal profumo di muschio che il fiore stesso emana. L’infiorescenza, riunita in capolini solitari o in pannocchia corimbosa, presenta numerose brattee spinose appressate rivolte all’esterno. La pianta fiorisce da maggio a settembre.

Seme alato di cardo

I semi sono alati e dotati di un piccolo ciuffo setoloso (in botanica denominato pappo) che ne facilita la dispersione ad opera del vento. Essi sono contenuti in una capsula che si apre a maturità, circa un mese dopo la fioritura, e sono un'importante fonte di cibo per cardellini, fanelli ed altre specie di fringillidi. Ogni pianta può produrre migliaia di semi (oltre 100.000 semi in totale – 1.000 e più per capolino) e sembra che un singolo seme rimanga attivo nel suolo fino a 10 anni.
Habitat: campi arati, incolti, terreni disboscati, margine sentieri e ruderi.
Presenza altitudinale: da planiziale ad alpino (fino 1800m)
Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200 secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.

Un cardellino  (Carduelis carduelis) su cardo

Pieride del navone su fiore di cardo dei campi e Vanessa del Cardo posata su una roccia

Farfalla Apollo intenta ad alimentarsi su fiore di Cardo alpino

Alcune parti di queste piante, se raccolte quando sono ancora giovani e tenere, vengono utilizzate per l'alimentazione e impiegate per la preparazione di rimedi medicinali, poiché contengono fibre,sali minerali (potassio, ferro, sodio, calcio e fosforo), vitamina B2, B6 e C, quindi  un vero toccasana per fegato, reni e intestino.
Una curiosità: anticamente le infiorescenze secche di una pianta appartenente alle dipsacacee (Dipsacus fullonum), comunemente detto cardo dei lanaioli, erano utilizzate per la cardatura della lana. 

Cardo dei lanaioli

Guardiaparco Annalisa Rebecchi

 

Migrazioni di novembre - Il volo delle Gru

Uno degli spettacoli naturali più emozionanti del mese di novembre è certamente la migrazione delle Gru.
Proprio in questo periodo dell’anno, questi grandi ed eleganti veleggiatori, meglio noti alla Scienza come Gru cenerine o eurasiatiche (Grus grus), sorvolano i nostri cieli per raggiungere climi più miti dove trascorrere l’inverno.
Tuttavia questo fenomeno ha una storia piuttosto recente: le Gru risultano estinte come nidificanti nel nostro paese già intorno al 1920 e la comparsa nei cieli di individui in migrazione, ha sempre suscitato grande meraviglia nei pochi fortunati osservatori. Ancora all’inizio del nuovo millennio infatti, l’avvistamento delle Gru in Italia era un evento rarissimo se si eccettuava la Sicilia, dove si contava qualche centinaio di gru in migrazione ogni anno già a partire dal 1980.
Dagli anni ‘90 in avanti però, il numero e la dimensione degli stormi in transito sul nostro paese è andato progressivamente aumentando, riflettendo con buona probabilità, il trend positivo della popolazione della Gru cenerina nel nostro continente (figura 1). 

Figura 1

A partire dal 1600 fino agli anni ’60 del XX secolo,  la popolazione delle Gru aveva infatti subito una progressiva e drastica riduzione provocata soprattutto dalla distruzione e alterazione degli habitat elettivi per la riproduzione e lo svernamento.
Grazie alle azioni di protezione ambientale intraprese da svariate nazioni, a partire dagli anni ’70 (es. istituzione di Aree Protette, tutela degli habitat) si è registrato un progressivo incremento della popolazione, fino ad arrivare ad un eccellente risultato: oggi il numero di individui è 6 volte superiore a quello registrato intorno al 1960.   


Ma da dove arrivano e dove vanno le Gru che sorvolano in questi giorni i cieli del Piemonte?
La Gru cenerina è un visitatore estivo del Nord Europa e di parte dell’Europa Centrale ma la sua popolazione mondiale ha un areale molto più esteso, coprendo tutto il continente euroasiatico (vedi figura 2). Nelle regioni Scandinave, Baltiche e della Russia settentrionale si trovano, come già ricordato, i principali siti riproduttivi europei. In autunno ha inizio la migrazione verso i siti di svenamento meridionali situati in Africa (orientale e occidentale), in Spagna e nella Francia meridionale.

See page for author [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Figura 2

Grazie a numerosi studi condotti negli ultimi decenni, la conoscenza delle rotte migratorie di questa specie si è accresciuta notevolmente e oggi disponiamo di un quadro piuttosto chiaro di ciò che accade nei cieli europei. 
Sappiamo ad esempio che le principali rotte migratorie autunnali sono storicamente 3: l’Europea-occidentale (WE), la Baltica-Ungherese (BH) e la Europea-orientale (EE) (figura 3).
La rotta Europea-occidentale (WE) interessa circa 240.000 Gru che nidificano in Scandinavia, Polonia e nelle regioni baltiche. Questi uccelli non raggiungono il territorio italiano poiché sorvolano l’Europa centrale, dirigendosi verso la Spagna e il Marocco. Più interessante è invece la migrazione Baltico-Ungherese (BH), dalla quale sembrano provenire la totalità degli stormi che transitano sul Nord Italia. Il numero di uccelli è anche in questo caso importante: circa 120.000 Gru si spostano verso sud raggiungendo la Tunisia, i Balcani e la Turchia (e l’Etiopia poi) attraverso svariate direzioni, una delle quali devia all’interno della Pianura Padana (in rosso in figura), seguendo i rilievi meridionali delle Alpi e il corso del fiume Po.


Un aspetto interessante della rotta Baltico-Ungherese è la presenza a metà tragitto, di un’importante area di sosta in Ungheria, all’interno del Parco Nazionale di Hortobágy. Il Paesaggio di quest'area protetta è dominato da vaste praterie dedicate al pascolo, habitat ideale per numerosissime specie di uccelli. Qui le Gru provenienti da nord sostano per alcune settimane (in media da metà settembre fino a metà novembre), trovando ampi pascoli e coltivi su cui rifocillarsi prima dell’arrivo del gelo, il vero motore della seconda parte della loro migrazione verso sud. 
Possiamo oggi ritenere, con buona approssimazione, che le Gru avvistate nei cieli del Nord Italia in autunno provengano da Hortobágy e che facciano parte di un ampio contingente migratorio che si divide successivamente in diversi gruppi, i quali scelgono l
uoghi completamente differenti come meta finale: dall’Europa meridionale e il Marocco, all’Africa occidentale (es. Tunisia) o fino all’Africa Orientale (soprattutto l’Etiopia), passando per l’Anatolia.

La terza rotta (Europea-orientale - EE) è infine quella meno studiata: interessa le Gru che nidificano in Finlandia, in Russia e nelle regioni baltiche, le quali sorvolano i cieli dell’Ucraina e il Mar Nero per raggiungere anch’esse l’Etiopia.

Figura 3

Tornando però ad analizzare nel dettaglio le rotte italiane, è importante segnalare come il tragitto padano (1 in figura 4) sia quello comparso più recentemente nella storia migratoria di questi uccelli e anche quello che sembra mostrare uno dei maggiori incrementi del numero di individui osservati negli ultimi anni. 

Figura 4

È ipotizzabile che una concausa di fattori, come l’aumento della popolazione delle Gru in Europa e le variazioni climatiche nel nostro continente, abbiano indotto questi uccelli a ricercare nuove e proficue rotte per raggiungere i siti storici di svernamento e che, in questo senso, la Pianura Padana rappresenti un’interessante alternativa alle rotte tradizionali. 
Non è escluso, infine che questa rotta rappresenti un antico tragitto migratorio quasi del tutto abbandonato durante la crisi della popolazione delle Gru e che ora sia tornato ad essere riutilizzato da un numero sempre crescente di individui.
Le rotte del Centro e Sud Italia, come già ricordato, sono invece percorsi noti e utilizzati da tempo. Mostrano anch’essi un incremento del numero di individui osservati, in linea con il trend di crescita della popolazione di gru cenerina in Europa.


Per concludere, possiamo affermare che la storia delle Gru eurasiatiche in Europa sia emblematica: da un lato dimostra che la conservazione e la tutela degli habitat naturali operata dai Parchi e dalle Istituzioni pubbliche non è un mero esercizio estetico ma che al contrario, può ottenere importanti risultati. In secondo luogo, ma non meno importante, le Gru sembrano volerci insegnare che nulla è per sempre e che sapere leggere i segni dei mutamenti in atto nei fenomeni naturali, può risultare di grande aiuto per affrontare i drastici mutamenti che sembrano attenderci nel prossimo futuro.
Il costante monitoraggio dei luoghi e dei tempi delle migrazioni è importante, non solo per ampliare le nostre conoscenze sulla biologia delle specie, ma anche per aiutarci ad aggiungere un ulteriore tassello nel complesso quadro del mutamento climatico che investe il nostro continente.
Occhi rivolti al cielo quindi nel mese di novembre e non esitate a segnalarci i vostri avvistamenti, indicando numero di individui osservati e direzione di volo. Potete anche a inviarci le vostre foto, che provvederemo a inserire nella nostra galleria fotografica di facebook.

(Roberto Ostellino - foto dell'autore)

Bibliografia
Autumn Migration of Common Cranes (Grus grus) through the Italian Peninsula: New Vs. Historical Flyways and Their Meteorological Correlates
Author(s): Toni Mingozzi , Pierpaolo Storino, Gianpalmo Venuto, Gianfranco Alessandria, Emiliano Arcamone, Salvatore Urso, Luciano Ruggieri, Luciano Massetti & Alessandro Massolo.
Source: Acta Ornithologica, 48(2):165-177. 2013.
Published By: Museum and Institute of Zoology, Polish Academy of Sciences
DOI: http://dx.doi.org/10.3161/000164513X678810

The status of the Common Crane (Grus grus) in europe - breeding, resting, migration, wintering, and protection
Hartwig Prange
Martin-Luther-University Halle- Wittenberg, prange@landw.uni-halle.de
http://digitalcommons.unl.edu/nacwgproc/38

The migration routes of Eurasian Cranes breeding in Estonia
Aivar Leito, Ivar Ojaste & Urmas Sellis
e‐post: aivar.leito@emu.ee


Riferimenti iconografici
Sviluppo della popolazione di gru cenerina in Germania
Da: The status of the Common Crane (Grus grus) in europe - breeding, Resting, migration, wintering, and protection - Hartwig Prange

Carta distributiva della Gru Europea – Di Paul Müller-Kaempff – 
https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AVerbreitungskarte_des_Kranichs.png
See page for author [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Rotte migratorie europee della Gru cenerina
Da: Autumn Migration of Common Cranes (Grus grus) through the Italian Peninsula: New Vs. Historical Flyways and Their Meteorological Correlates
Author(s): Toni Mingozzi et al.

Rotte migratorie della Gru cenerina in Italia
Da: Autumn Migration of Common Cranes (Grus grus) through the Italian Peninsula: New Vs. Historical Flyways and Their Meteorological Correlates
Author(s): Toni Mingozzi et al.

 

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Scaricabile la cartina del Parco del Monviso

Dal sito www.parcomonviso.eu è possibile visualizzare e scaricare in formato pdf la cartina del nuovo Parco del Monviso relativo alle Alte Valli Po e Varaita.
E' possibile visualizzare e scaricare l'immagine in formato pdf con la cartina turistica del Parco all'indirizzo: www.parcomonviso.eu/ita/cartine.asp

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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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