21 - Risalendo il Grande Fiume, fino alle sorgenti e alle alte terre

Seconda tappa del nostro viaggio virtuale a ritroso per scoprire i vari ambienti naturali che danno vita al Parco del Monviso.
Nella puntata #19 - Risalendo il Grande Fiume, fin dove il Po incontra i boschi alpini abbiamo incontriamo le zone meno turistiche del Parco ma che, con le loro piccole riserve naturali di pianura, costituiscono delle aree molto importanti per il mantenimento dell'equilibrio ambientale nella prima parte dell'asta del fiume Po.
In una cornice unica nel suo genere, il sistema delle Aree Protette del Monviso infatti abbraccia un territorio compreso tra i 240 m. slm e i 3.841 m.slm di quota, dalla pianura di Casalgrasso fino alla vetta del Monviso.
Gli ambienti naturali che si susseguono su una simile escursione altimetrica sono molti, dai boschi di pianura ai ghiacciai alpini, ciascuno dei quali presenta aspetti pregevoli non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche sul piano storico e culturale.

Avevamo concluso la prima parte del viaggio parlando dei castagni e dei faggi di media valle, dove i boschi sulle nostre montagne hanno conosciuto un’evidente espansione nell’ultimo secolo. In molti casi, castagneti e faggete hanno occupato terreni terrazzati, un tempo coltivati o pascolati, in conseguenza di un progressivo abbandono delle nostre vallate da parte dell’uomo.


Visione autunnale dei boschi di latifoglie nei pressi delle Riserva Naturale di Paesana (foto: Renzo Ribetto)

In questa puntata si sale verso le zone più impervie e meno ospitali per l'uomo.

Le zone umide di alta quota: i laghi alpini e le torbiere
Grazie al modellamento esercitato dal ghiaccio durante l’ultima epoca glaciale, sul massiccio del Monviso sono presenti una quarantina di laghi alpini di varie dimensioni.
Oltre al loro importante valore dal punto di vista paesaggistico, questi specchi d’acqua ospitano un ecosistema del tutto particolare.
Infatti, pochi organismi specializzati sono capaci di sopravvivere in queste acque gelide e povere di sostanze nutritive, costituendo comunità animali e vegetali spesso esclusive di questi habitat.
Fauna e flora così specializzate sono purtroppo molto sensibili a qualsiasi cambiamento ambientale, inclusa l’introduzione di pesci.
La naturale dinamica dei laghi alpini prevede nel tempo un progressivo interramento degli specchi d’acqua, dando vita ad un altro importantissimo ambiente tipico delle alte quote: le torbiere.
Questi habitat di notevole interesse ecologico, sebbene a prima vista possano non apparire molto diversi da una normale prateria, sono caratterizzati da una flora unica e specializzata, adattata a colonizzare suoli saturi di umidità, tra cui figurano anche alcune specie di orchidee.

Gli inconfondibili ciuffi bianchi degli eriofori spesso caratterizzano le aree umide di montagna (foto: Renzo Ribetto)

L’Alevé: la cembreta più grande d’Europa
Sul versante meridionale del massiccio del Monviso sorge uno degli esempi più significativi di cembreta d’Europa: il Bosco de l’Alevé.
Vaste porzioni di questo ambiente forestale, esteso oltre 800 ha, sono infatti composte in purezza da pino cembro, con numerosi esemplari plurisecolari anche di dimensioni ragguardevoli.
Diffusasi sulle Alpi durante le ultime epoche glaciali, questa specie di pino è particolarmente adattata a sopravvivere in climi freddi, trovando in alta Val Varaita condizioni ideali per la sua sopravvivenza.
Anche la fauna che popola la cembreta comprende specie tipicamente presenti negli ecosistemi freddi, come ad esempio la civetta capogrosso e la nocciolaia.
Quest’ultima è protagonista di una stretta relazione ecologica con il pino cembro, grazie alla sua abitudine di nascondere le pigne per creare delle scorte di cibo, favorendo indirettamente la propagazione dei pini.
Infatti, nei casi in cui le riserve alimentari della nocciolaia non vengono consumate completamente, i semi di pino cembro sono liberi di germinare indisturbati e le plantule dispongono di un luogo protetto dove affrontare le prime fasi della loro crescita.
L'Alevé costituisce la cembreta più meridionale dell'intero arco alpino.


Scorcio del Bosco de l’Alevé presso il Lago Bagnour (foto: Renzo Ribetto)

Al confine tra bosco e prateria: gli arbusteti subalpini
Al limite superiore di diffusione della vegetazione arborea, che sui nostri monti si attesta in media tra i 1800 e i 2200 m di quota, è presente una zona di transizione tra bosco e prateria alpina, definita nel linguaggio scientifico come “ecotono”.
Rododendro, mirtillo e ontano verde sono tra le principali essenze che compongono la fascia arbustiva che caratterizza questi ambienti, spesso intricata e poco accessibile agli escursionisti. In molte aree, gli arbusteti subalpini sono oggi in espansione a causa dell’abbandono delle superfici di pascolo meno accessibili.
Tuttavia, tali habitat sono essenziali per la nidificazione di molte specie di uccelli, tra cui il fagiano di monte riveste un particolare interesse dal punto di vista conservazionistico.
Anche la Salamandra di Lanza e molti insetti sono strettamente legati agli ambienti arbustivi, soprattutto laddove sono presenti le giuste condizioni di umidità.


Visione autunnale delle aree arbustive ai piedi del Monviso (foto: Davide Giuliano)

Tra pascolo e biodiversità: le praterie alpine
Alle quote in cui le condizioni climatiche o il suolo non sono più adatti a sostenere gli ecosistemi forestali o gli arbusteti, l’ambiente predominante diventa la prateria alpina.
Questo habitat è caratterizzato da un’elevata diversità floristica, ben evidente a inizio estate quando spettacolari fioriture ricoprono le pendici del Monviso.
La biodiversità vegetale che caratterizza queste superfici le rende particolarmente adatte al pascolo del bestiame domestico, che in estate frequenta diffusamente il territorio del Parco del Monviso, contribuendo anche a contenere l’avanzata delle specie arbustive.
Le praterie alpine offrono anche un habitat essenziale per la sopravvivenza di numerose specie animali. Ad esempio, sono moltissime le farfalle che popolano le distese erbose di alta quota, tra le quali figurano anche specie di interesse conservazionistico.


A inizio estate le praterie alpine sono caratterizzate da una spettacolare fioritura (foto: Renzo Ribetto)

Gli ambienti estremi delle alte quote
In corrispondenza delle alte quote si sviluppa uno degli ambienti più severi per la sopravvivenza di qualsiasi animale o vegetale, dominato da freddo, rocce, ghiaccio e neve.
In balia di un quasi perenne inverno, le porzioni sommitali del massiccio del Monviso sono caratterizzate da copertura nevosa per oltre sei mesi l’anno, ad eccezione delle pareti rocciose e dei pendii più scoscesi, dove la neve precipita subito a valle con fragorose ed imponenti valanghe.
Nelle conche più ombreggiate e fredde persistono ancora piccoli lembi di ghiacciaio (es. Ghiacciaio Coolidge Superiore e Ghiacciaio Vallanta), purtroppo in rapida regressione.
Ambiente familiare per gli alpinisti e per i camminatori più audaci, tale habitat ospita degli autentici “eroi” di sopravvivenza tra la fauna, come stambecchi, pernici bianche, fringuelli alpini e gracchi, in grado di affrontare le condizioni climatiche estreme delle alte quote anche in pieno inverno!


Le rocce dominano il paesaggio verso i 3000 m del Viso Mozzo (foto: Renzo Ribetto)

L’ecosistema sotterraneo della Grotta di Rio Martino
La grotta di Rio Martino fa parte di uno dei sistemi di cavità carsiche più significativi del Piemonte.
Percorsa al suo interno dall’omonimo rio, offre scorci spettacolari ai visitatori che nel periodo estivo possono esplorarla lungo un sentiero attrezzato, rispettando particolari prescrizioni, nel ramo turistico.
Buio assoluto, umidità e temperatura costante sono i fattori che caratterizzano l’ambiente sotterraneo, dove chiunque di noi senza una torcia non sarebbe in grado di sopravvivere a lungo.
Eppure anche questo habitat ospita una varietà inaspettata di organismi, perfettamente adattati alle condizioni estreme dell’ambiente ipogeo, tanto che alcuni hanno perso completamente la vista.
In certi casi, la grotta offre un rifugio sicuro per organismi provenienti dall’esterno, come ad esempio i pipistrelli, che approfittano della temperatura costante presente nell'ambiente sotterraneo per trascorrere il letargo invernale.


Il grande antro che caratterizza l’ingresso della Grotta di Rio Martino, che da alcuni anni è chiuso all'accesso libero da una cancellata di protezione (foto: Mariangela Aloi) - Nell'immagine di testata il Monviso da Pian del Re (foto: Mario De Casa)

Ultimo aggiornamento: 03/04/2020 10:14
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