Il monitoraggio dei lepidotteri

Tramite la collaborazione con l’Università di Torino – DBIOS, sono state indagate le popolazioni di farfalle presenti nella ZSC/ZPS IT1160058 Gruppo del Monviso e Bosco dell’Alevè e la ZSC IT1160009 Confluenza Po Bronda. La preziosa collaborazione con l’Università di Torino – Dipartimento DBIos in capo alla Prof.ssa Simona Bonelli, esperta riconosciuta a livello internazionale, e la sua equipe (Dr.ssa Arianna Zampollo, Dr.ssa Francesca Barbero, Dr.ssa Raluca Voda, Dr.ssa Michela Audisio) ha permesso di censire ben 68 specie di farfalle nell’area dell’alta valle Po (comune di Crissolo) e 61 specie nell’area della Valle Varaita (Bosco Alevè).

Cinque le specie di lepidotteri di particolare interesse conservazionistico riscontrate, alcune delle quali mai segnalate in Parco.
E' il caso di Aurina (Euphidryas aurinia glaciegenita), raro e localizzato lepidottero. L'areale italiano è ristretto ad una porzione minore di 20,000 km2 della Pianura Padana, che rappresenta anche il limitare sud della sua distribuzione. La specie è valutata Vulnerabile (VU) nella Lista Rossa Italiana ed è inserita in allegato II della Direttiva Habitat (Specie di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di Conservazione).Figura inoltre nell’Allegato II della Convenzione di Berna, relativo alle specie faunistiche assolutamente protette.
Nuova segnalazione nel Parco, sempre nella ZSC/ZPS IT1160058 “Gruppo del Monviso e Bosco dell’Alevè”, anche per la Maculinea del timo (Phengaris arion), bellissima farfalle blu con un ciclo vitale stupefacente. La Maculinea arion vive in ambienti erbosi incolti con piante di timo ad una altitudine compresa tra gli 800 e i 1900 m. La farfalla vola in modo rapido e imprevedibile, non molto lontano dal suolo. Il suo ciclo vitale è complicato dalla stretta interazione con una particolare specie di formica (Myrmica scabrinodis o Myrmica sabuleti). I bruchi si sviluppano inizialmente a spese di infiorescenze di origano (Origanum vulgare) e timo (Thymus serpyllum; T. pulegioides), dopo la terza muta si lasciano cadere al suolo e si fanno adottare da formiche del genere Myrmica (in particolare M. sabuleti Meinert 1861 e M. scabrinodis Nylander 1846) che leccano avidamente un liquido a base di aminoacidi e zuccheri secreto dai bruchi, grazie ad un organo dorsale situato sul settimo segmento addominale. Recenti studi evidenziano che i bruchi sono in grado di emettere, grazie ad un organo stridulante, un suono, molto simile a quello della formica regina per essere trasportate nel formicaio e avanzare nello status sociale della colonia. All’interno del formicaio i bruchi, pur nutrendosi di uova, larve e pre-ninfe degli ospiti, non vengono attaccate. In primavera i bruchi riprendono a nutrirsi per un breve periodo, per poi impuparsi nelle parti più superficiali del formicaio per sfarfallare in giugno-agosto. Raramente si trova più di un bruco in uno stesso formicaio.
In virtù delle sue complesse relazioni con la comunità biotica, Maculinea arion è considerata una “specie ombrello”. La specie in Italia è ancora discretamente diffusa, ma le sue particolari richieste ecologiche per portare a termine il ciclo vitale la rendono particolarmente vulnerabile in molte aree.

Nella ZSC IT1160058 “Gruppo del Monvsio e Bosco della'Alevè”, nell'estate 2017 è stata seguita con particolare attenzione la bellissima Apollo (Parnassius apollo). Questa specie, prettamente montana, predilige i prati e le vallate fiorite delle principali catene montuose che attraversano l'Europa fino all'Asia Centrale. E' ormai estinta in diversi paesi (Paesi Bassi, Ungheria, Lettonia) e localmente estinta in diverse località di Germania, Polonia, Francia e penisola scandinava (Todisco, 2008; Tolman & Lewington, 2009). In Italia è presente sull'arco alpino e lungo l'Appennino su praterie secche, alpine e subalpine, tra 600 e 2300 m. Essendo un relitto dell’era glaciale caratteristico delle regioni subalpine, l’areale di distribuzione della specie è in progressiva contrazione su tutto il territorio europeo (20-50% negli ultimi 25 anni). Le cause principali della declino rientrano in due categorie: cambiamenti nella gestione del territorio (rimboschimento di ex pascoli e prati) e cambiamento climatico globale. Il riscaldamento climatico, in particolare, è stato citato come la causa principale delle estinzioni di molte delle popolazioni più marginali, presenti in siti di bassa quota o a basse latitudini.

Scendendo in pianura, a seguito di una osservazione di Renzo Ribetto del 2003, è stata ritrovata la Licena delle pianure (Lycaena dispar), velocissima freccia di un arancio vivo che solca le aree umide di pianura. L'equipe dell'università non ha rilevato la presenza di adulti, ma solo la presenza di uova sulla pianta nutrice in un'area vicinissima alla ZSC IT1160009 “Confluenza Po Bronda”, mentre fugaci apparizioni del coloratissimo maschio, sono ancora da confermare all'interno della medesima area. Il nome specifico dispar deriva dal fatto che il maschio differisce molto dalla femmina per il colore e il numero dei punti neri, tanto da apparire male assortiti e appartenenti a due specie diverse. Specie definita strettamente igrofila, le sue piante nutrici sono rappresentate da diverse specie di Rumex, (es. Rumex acetosella, l'erba brusca dei nostri prati), o Poligala bistorta. Poiché esigente dal punto di vista ecologico e minacciata in molte zone europee, risulta inclusa negli allegati II e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE oltre ad essere inclusa nell'Appendice II (specie strettamente protetta) della Convenzione di Berna. Nella IUCN European Red list e nella Lista rossa italiana è invece inserita come specie a minor preoccupazione (LC). In Europa è estinta in molti paesi come Cecoslovacchia, Svizzera, Inghilterra e parte della Francia. In Italia è diffusa localmente nella parte centro settentrionale. Le minacce per la specie sono legate alla sistemazione idraulica dei piccoli corsi d’acqua, alla pulizia periodica dei canali e al drenaggio dei corpi idrici minori. Anche il progressivo inurbamento di aree un tempo agricole contribuisce in modo notevole alla riduzione dell’areale di questo importante licenide.

Ultimo aggiornamento: 07/06/2019 16:04