Arion

“Il segreto non è correre dietro alle farfalle; è curare il giardino perché esse vengano da te.”

Per molte persone, la sostenibilità sta diventando una necessità impellente, per qualcuno invece resta semplicemente un obbligo, a volte un lasciapassare, altre un semplice attestato sociale. Mi guardo attorno, ammiro la natura che mi circonda, spazi verdi, puri non ancora intaccati dall’uomo e mi domando: “cos’è per me la sostenibilità ambientale?”
Credo che rappresenti un autentico stile di vita, un modo di stare al mondo e nel mondo, un atteggiamento volto al vivere consapevolmente, basato sull’agire concretamente.

In fondo è tutta questione di consapevolezza, sapere ed essere curiosi di ciò che ci circonda, sviluppare una coscienza ecologica, chiedersi prima di agire: “perchè lo sto facendo?” e lasciarsi guidare dai valori dell’etica, nel completo rispetto dell’ecosistema e della biodiversità in esso presenti. Agire per rendere il mondo un posto migliore, non è utopia, parte da piccoli e semplici gesti, piccoli accorgimenti per preservare la bellezza che ci circonda.

Proteggere l’habitat dalle minacce antropiche come il continuo ammodernamento delle pratiche colturali, dall’eccesso di pascolo o, al contrario, dalla riforestazione di radure causate dall’abbandono dei pascoli, diventa ancora più indispensabile per tutte quelle specie che risultano essere più vulnerabili, fragili e a rischio di estinzione.

A questo proposito oggi vi presento Maculinea Arion, la quale in virtù delle sue complesse relazioni con l’ecosistema, risulta essere ancora discretamente diffusa in Italia, ma a causa del suo particolare ciclo vitale è considerata particolarmente vulnerabile in molte aree.

La Maculinea arion è una farfalla azzurra distribuita in maniera continua in Europa centrale e meridionale, ma anche presente in Asia centrale fino alla Cina. In Italia la troviamo nell’arco alpino sugli Appennini, e frequenta prevalentemente spazi erbosi incolti con presenza di piante di Timo in collina e nelle radure nei boschi in montagna, ad un’altitudine compresa tra gli 800 e i 1900m.



Presenta dimensioni modeste, il colore di fondo delle ali è azzurro brillante con una serie di evidenti macchie nere situate sulle ali anteriori che la rendono inconfondibile. La femmina è generalmente più grande del maschio e presenta una riduzione della colorazione azzurra dovuta alla presenza di una soffusione nerastra, che, in alcune popolazioni alpine, copre gran parte delle ali.

Gli adulti volano in giugno-luglio e depongono le uova singolarmente sulle piante ospiti, delle quali la larva si nutre nelle prime fasi del suo sviluppo.

Dopo la terza muta si lasciano cadere al suolo e vengono adottate da parte delle formiche del genere Myrmica. Le larve infatti hanno la capacità di produrre un liquido zuccherino per farsi riconoscere, cosi da essere trasportate all’interno dei formicai dove il bruco si nutrirà delle larve delle formiche. La formazione della crisalide avviene quindi nel sottosuolo e lo sfarfallamento avviene in un’unica generazione.

Si tratta di un esempio di ciò che in biologia viene definito parassitismo obbligato, dove il parassita deve dipendere almeno per un periodo della vita da un ospite, senza il quale non può completare il suo sviluppo.


Testi a cura di Anna Cesano, immagini di Marco Bonifacino
Zoolab - Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi - Università degli Studi di Torino

Ultimo aggiornamento: 29/09/2020 11:12