La flora alpina

Le specie che possiamo incontrare al di sopra del limite del bosco sono in prevalenza erbacee e, con l’aumentare della quota, si assiste a una loro progressiva riduzione dimensionale e alla comparsa di curiosi adattamenti a condizioni climatiche sempre più estreme.

Molte specie assumono una forma compatta: foglie e steli fiorali si accorciano diventando talvolta cortissimi (es. Silene acaulis). Anche alcuni arbusti si sono adattati alle condizioni ostili delle alte quote alpine e appaiono anch’essi minuti, striscianti e contorti come ad esempio il Salice erbaceo (Salix herbacea) e l’Azalea alpina (Loiseleuria procumbens).
In questo modo le piante sfruttano al massimo la quantità di calore disponibile e riescono a sopportare i grandi sbalzi di temperatura fra il giorno e la notte. Resistono al meglio anche al forte irraggiamento solare e alle radiazioni ultraviolette, particolarmente intense nell’ambiente alpino. Anche il vento infine può rivelarsi un forte fattore limitante per lo sviluppo dei vegetali e la riduzione delle loro dimensioni sembra essere un’ottima soluzione per resistere al meglio a questo ulteriore disturbo.

Per alcuni aspetti, l’ambiente alpino presenta poi affinità con gli quello desertico. Non a caso le piante di queste due regioni hanno sviluppato adattamenti simili, come nel caso dell’apparato fogliare di molte specie che si ricoprono di un fitto strato di peli (es. Artemisia glacialis e Artemisia genepi) o si rivestono di secrezioni e di materia cerosa (come ad esempio in Saxifraga caesia) o ancora diventano succulente (come in Sempervivum sp. e Sedum sp.), similmente alle “piante grasse” dei luoghi aridi. Si tratta di soluzioni utili a ridurre la traspirazione e la conseguente perdita di acqua dai propri tessuti.

Le specie che crescono sulle pendici rocciose inoltre, hanno sviluppato un apparato radicale forte e molto esteso per garantirsi un’adeguata quantità di umidità e un ancoraggio sicuro su substrati talvolta incoerenti e soggetti a movimento gravitativo o su rocce esposte a forti venti.

Un altro ostacolo da superare per le specie alpine, è la brevità del periodo vegetativo: le piante dispongono di due o tre mesi al massimo per completare il loro sviluppo, la fioritura e la produzione di frutti e semi. Tali condizioni rendono quasi impossibile la presenza di specie annuali (molto abbondanti invece a bassa quota), prevalgono così le specie perenni, dal ciclo vegetativo molto rapido e caratterizzato da una fioritura precocissima che spesso si osserva immediatamente dopo lo scioglimento delle nevi. La fioritura inoltre appare spesso particolarmente vistosa, sia per le ridotte dimensioni del resto della pianta, sia per i colori brillanti delle corolle, favoriti dalle radiazioni ultraviolette che risultano più intense alle alte quote per la rarefazione dell'atmosfera.

Immagine in intestazione: Veronica alionii (foto di Marco Rastelli)

Ultimo aggiornamento: 07/08/2019 20:56