La Riserva naturale del Bosco del Merlino

Il bosco del Merlino, situato nel comune di Caramagna Piemonte, è l'ultimo nato tra le Riserve naturali piemontesi, essendo diventato un'area protetta nel marzo del 2019; il bosco è anche una Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160010 "Bosco del Merlino").
Costituisce una delle ultime cenosi forestali planiziali della pianura cuneese considerata, pur nella sua modesta estensione attuale (351 ha), un significativo esempio di questo ambiente nell’intera pianura padana. Esso si compone di due nuclei, denominati rispettivamente Bosco Grande (Bosco del Merlino) e Bosco Piccolo (Bosco della Pica), lambiti dal torrente Meletta, dominati dal querco-carpineto della bassa pianura (habitat 9610) e delimitati soprattutto da prati e seminativi.

Al limite meridionale del Bosco Grande si trova una piccola cava abbandonata, una distesa di ghiaia e limo caratterizzata, per parte dell’anno, da marcata idromorfia superficiale tanto da costituire uno dei numerosi tipi di ambienti umidi che punteggiano il sito.

Il valore del Bosco del Merlino è rappresentato dagli indicatori del livello di maturità ecologica della biocenosi forestale, ovvero la ricchezza floristica, la statura arborea, la quantità di biomassa, il numero delle catene alimentari e delle nicchie ecologiche.

Il percorso che va dalle sponde torrentizie verso il cuore del bosco, infatti, rivela frammenti fondamentali della successione ecologica forestale, seppur impoverito in biomassa e valore evolutivo e funzionale, negli ultimi anni, nelle aree rimaneggiate da forti tagli a carattere economico.

Le aree perialveali con terreno sabbioso e ghiaioso, costituito dai depositi più recenti, ospitano il Salice bianco (Salix alba) e il Pioppo bianco (Populus alba), formazione forestale pioniera, cui segue, nei siti più lontani, il bosco maturo in senso ecologico, di Farnia (Quercus robur) e Carpino bianco (Carpinus betulus).

Il rado tessuto forestale è conquistato dal Frassino maggiore (Fraxinus excelsior) e Acero campestre (Acer campestre),oltre a Tiglio selvatico (Tilia cordata), Ontano nero (Alnus glutinosa), Ciliegio (Prunus avium) e Melo selvatico (Malus sylvestris). L'ecomosaico forestale si infittisce degli strati arbustivi caratterizzati dal Sanguinello (Cornus sanguinea), Ligustro (Ligustrum vulgare), Nocciolo (Corylus avellana), Fusaggine (Euonymus europaeus). Il sottobosco è rappresentato da Mughetto (Convallaria mayalis), Aglio ursino (Allium ursinum), Anemone dei boschi (Anemone ranunculoide), Dentaria minore (Cardamine bulbifera), Carice pelosa (Carex pilosa) e le più rare Chaerophyllum bulbosum e Veronica longifolia.

Dal punto di vista floristico si ricordano Ranunculus auricomus, Pseudolysimachion maritimum, unica stazione piemontese, e le orchidee Plantanthera bifolia e P. chlorantha, quasi estinte in pianura, Gladiolus imbricatus, iridacea inserita nella Lista Rossa regionale.

Anche la vegetazione igrofila si compone di piante molto interessanti, quasi ovunque scomparse in pianura, tra cui si ricordano: Caltha palustris, Impatiens noli-tangere e Geum rivale, oramai relegate quasi esclusivamente sui rilievi, e Epilobium tetragonum, rara in regione. Nelle acque a lento corso alimentate da sorgenti è presente la primulacea Hottonia palustris, in via di scomparsa dalla Pianura Padana e indicata come specie vulnerabile nella Lista Rossa italiana e regionale. Il valore naturalistico del sito è convalidato dalla biodiversità faunistica. L’avifauna conta ben 107 specie di cui 59 nidificanti e 48 migratrici (regolari e occasionali); più di un terzo sono strettamente legate ad ambienti acquatici, 17 sono inserite nell’All. I della Dir. Uccelli. Di quest’ultime solo il nibbio bruno (Milvus migrans) è specie nidificante certa, mentre il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), il martin pescatore (Alcedo atthis) e l’averla piccola (Lanius collurio) sono nidificanti probabili.

Tra i mammiferi sono segnalate circa 24 specie, essenzialmente di piccola e media taglia, tra cui 9 di interesse comunitario: il moscardino (Muscardinus avellanarius All. IV), un roditore legato alla vegetazione arbustiva di sottobosco, e i Chirotteri Pipistrellus pipistrellus (All. IV), P. kuhlii (All. IV), Hypsugo savii (All. IV), Myotis daubentonii (All. IV), M. myotis (All. II e IV), Plecotus auritus (All. IV), Myotis emarginatus (All. II e IV) e Barbastella barbastellus (All. II e IV); per quest’ultima specie sono segnalate colonie riproduttive all’interno di cavità arboree e/o sotto la corteccia di alberi senescenti.

La specie di maggior interesse conservazionistico di quest’area è forse un anfibio, la rana di Lataste (Rana latastei, All. II e IV), di cui è nota una importante popolazione relegata al Bosco Piccolo. Questa specie, endemica dei boschi planiziali, oggi è localizzata sul territorio regionale in una decina di stazioni, spesso con piccole popolazioni relitte. Tra gli anfibi sono presenti altre 6 specie, di cui 5 di interesse comunitario, ancora abbastanza diffuse ma in netta rarefazione in aree più antropizzate; è il caso del tritone crestato (Triturus carnifex, All. II e IV) e del tritone comune (Triturus vulgaris).

I rettili sono invece rappresentati da specie piuttosto diffuse: l’orbettino (Anguis fragilis), il ramarro (Lacerta bilineata, All. IV), la biscia d’acqua (Natrix natrix) e la lucertola muraiola (Podarcis muralis, All. IV). Anche gli Invertebrati dimostrano l’elevato valore naturalistico dell’area, essendo tutti i gruppi studiati caratterizzati da una notevole ricchezza specifica. I carabidi contano ben 27 specie, un numero superiore a quello delle popolazioni di altri boschi planiziali regionali ben più estesi; i coleotteri buprestidi, anch’essi 27, corrispondono a circa il 30% delle specie piemontesi ed infine gli odonati, in numero di 18, sono pari a più di un quarto del popolamento piemontese e valdostano. Tra le specie di interesse comunitario sono segnalati il lepidottero Lycaena dispar (All. II e IV) ed i coleotteri Lucanus cervus (All. II) e Cerambyx cerdo (All. II e IV).

Ultimo aggiornamento: 21/06/2019 16:20