La flora montana

Con l’arrivo della primavera, nei pascoli alpini esplode lo spettacolo delle fioriture. Assieme alle più tipiche e appariscenti specie della flora montana, sono molte le specie di interesse scientifico e conservazionistico presenti nel Parco.

Accanto al Giglio martagone (Lilium martagon), al Giglio di San Giovanni (Lilium croceum) alla Paradisea liliastrum e alla Fritillaria (Fritillaria tubaeformis), possiamo incontrare ad esempio, rari esemplari di Aquilegia alpina. Mentre i primi sono tutelati da norme regionali che ne vietano la raccolta, l’Aquilegia alpina è anche specie di grande interesse conservazionistico per via della sua rarità e rarefazione nelle stazioni alpine. Per queste ragioni è stata inclusa nell’allegato IV della Direttiva Comunitaria “Habitat” (92/43/CEE) che individua le specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa e un monitoraggio costante delle sue popolazioni nel tempo.

Negli stessi luoghi possiamo trovare numerose specie di orchidee come ad esempio: Neotinea ustulata, Orchis mascula, Dactyloriza sambucina, Epipactis atrorubens, Nigritella (o Gymnadenia) nigra, tutte specie tutelate ai sensi della Legge Regionale 32 del 1982 che ne vieta il danneggiamento e la raccolta. Gruppo curioso quello delle orchidee alpine che, oltre ad essere note per la bellezza delle fioriture, rivestono un grande interesse scientifico per una curiosa peculiarità adattativa: la simbiosi obbligata con un fungo. I piccoli semi delle orchidee infatti, sono quasi privi di sostanze di riserva per lo sviluppo dell’embrione e di conseguenza, devono trovare un supporto esterno che gli garantisca le condizioni ottimali per lo sviluppo della pianta. Ciò si realizza attraverso la formazione della cosiddetta “endomicorriza”: un’alleanza tra il seme e un micelio di un fungo. Lo sviluppo di questa curiosa associazione può essere molto lento, tanto che possono trascorrere anche 10 anni prima di poter assistere alla nascita di una piccola pianta.

Dove si verifica ristagno d’acqua prolungato, possono formarsi le Torbiere alpine, ambienti di grande valore ecologico poiché rappresentano ecosistemi di rifugio per numerose specie vegetali e animali tipiche delle regioni artico-alpine. Qui si possono incontrare, oltre agli sfagni, piante carnivore come la Pinguicola (Pinguicola avertii) e svariate specie di eriofori (Eriophorum sp.), insieme a libellule e coleotteri alpini, la Rana temporaria e l’endemica Salamandra di Lanza.

Scendendo a quote inferiori ed entrando all’interno dei boschi di conifere, la vegetazione erbacea cambia radicalmente: l’ombra generata dalle chiome degli alberi impedisce lo sviluppo delle specie più esigenti in termini di luce e favorisce altresì la presenza di quelle che prediligono i luoghi ombrosi e freschi (es. Clematis alpina).

Anche all’interno dei boschi di latifoglie la vegetazione erbacea è fortemente condizionata dalla quantità di luce che può penetrare tra le fronde degli alberi. Nelle faggete in particolare, il sottobosco risulta rado e povero di specie per via delle grandi chiome ricche di foglie, tipiche dei faggi, che intercettano la maggior parte della luce solare, creando luoghi ombrosi e freschi. Troviamo qui le tipiche specie sciafile (amanti dell’ombra) come l’Anemone nemorosa, l’Astrantia minor e la Luzula nivea.

Il sottobosco dei castagneti e dei querceti montani è invece assai più soleggiato grazie alle chiome degli alberi meno fitte rispetto a quelle del faggio. Ciò consente la presenza di specie più esigenti in termini di luce come: Ruscus aculeatus, Salvia glutinosa e Geranium nodosum.

Ultimo aggiornamento: 19/06/2019 15:59