La ZSC del Parco di Racconigi e dei Boschi lungo il Maira

La Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT116001), con un’estensione di 334 ettari, si inserisce in un esteso contesto agrario che sfrutta da secoli alcune delle terre più fertili del Piemonte. Esso comprende interamente il parco del Castello Reale di Racconigi all’interno del quale si conserva un relitto della originale foresta planiziale padana rappresentata da farnia (Quercus robur) con carpino (Carpinus betulus) e altri alberi di eccezionali dimensioni, taluni superano i 45 m di altezza; il resto del parco, comprende prati stabili e qualche zona umida. Al di fuori, lungo le sponde del torrente Maira, si sviluppa un residuo bosco ripariale di latifoglie con presenza di querce, salici bianchi (Salix alba), olmi e frassini (Fraxinus excelsior), circondata da robinieti, pioppeti e seminativi irrigui. Nella ZSC è compreso il Centro Cicogne e Anatidi (federato LIPU), indirizzato alla salvaguardia della biodiversità attraverso la realizzazione di zone umide che, a oggi, rappresentano una fondamentale area per la sosta degli uccelli migratori, soprattutto limicoli.

Pantana (foto: Marco Rastelli)

Dal punto di vista ornitologico l’area nel suo insieme riveste un notevole interesse dal momento che il Parco di Racconigi ospita la maggiore garzaia della provincia di Cuneo, dove si riproducono la Nitticora (Nycticorax nycticorax),

la Garzetta (Egretta garzetta)

e l’Airone cenerino (Ardea cinerea).

Airone bianco maggiore (foto: Marco Rastelli)

Molto probabilmente anche una delle più consistenti popolazioni italiane della rara Colombella (Columba oenas) nidifica tra i vecchi alberi del parco e numerosi sono i nidi di Cicogna bianca (Ciconia ciconia) sui tetti del Castello Reale e di altri edifici dell’abitato. Queste specie utilizzano spesso l’asta fluviale del torrente Maira come habitat nel quale sostare alla ricerca di cibo.
In riferimento alla Direttiva Uccelli 2009/147/CE sono segnalate ben 14 specie dell’Allegato I, di cui 7 nidificanti: il Martin pescatore (Alcedo atthis), l’Averla piccola (Lanius collurio),

Averla piccola (foto: Marco Rastelli)

il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) e il Nibbio bruno (Milvus migrans), oltre alle già citate Cicogna bianca, Nitticora e Garzetta. Svernanti ormai irregolari risultano il Tarabuso (Botaurus stellaris) e il Piviere dorato (Pluvialis apricaria), entrambi molto più rari che in passato. L’ambiente di bosco ripariale è oramai ridotto ad una sottile fascia vegetativa che corre lungo le sponde del torrente Maira con poche eccezioni rappresentate da alcuni appezzamenti di bosco più ampi, spesso semi-allagati e spesso habitat prioritari per la rara Rana di Lataste (Rana latastei).

Queste zone residue ospitano le specie più comuni che ancora tollerano l’avanzamento delle pratiche agricole che subentrano a ridosso dell’ambiente fluviale, possiamo quindi trovarvi specie quali il Merlo (Turdus merula), il Codibugnolo (Aegithalos caudatus), il Rigogolo (Oriolus oriolus), il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), la Cinciallegra (Parus major), la Cinciarella (Cyanistes cearuleus), la Cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris) e la più rara Tortora selvatica (Streptopelia turtur).
Molto interessante è la presenza di una nutrita colonia di Gruccioni (Merops apiaster) che nidifica in buchi scavati sulla sponda nuda un tempo erosa dall’azione fluviale, che ora costituisce la sponda ad est della lanca di neoformazione originatasi dai lavori di mantenimento delle rive.
Gli ambienti tipici dell’alveo fluviale quali i greti sono, in questo tratto del torrente, caratterizzati da dimensioni esigue, oltre che dalla spiccata temporaneità vista la portata idrica modesta del fiume stesso e il forte assoggettamento di questo sia dalle piogge primaverili e autunnali, sia dal marcato utilizzo delle acque per scopo irriguo nei mesi estivi.

Ultimo aggiornamento: 07/08/2019 20:36