la Grotta di Rio Martino è nuovamente aperta

La Grotta del Rio Martino è nuovamente aperta ai visitatori da giovedì 1° agosto 2019.
La riapertura arriva dopo alcuni mesi di analisi scientifiche, rese necessarie dopo aver riscontrato la presenza nella cavità ipogea di un fungo, lo Pseudogymnoascus destructans, che può causare nei pipistrelli, frequentatori della grotta per il periodo del letargo invernale, una grave patologia.
Per consentire l’accesso al pubblico l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso, in collaborazione con il Comune di Crissolo, ha revisionato le modalità di visita della grotta con l’intento di regolamentare gli accessi per garantire, tramite operatori qualificati, il controllo e la sicurezza dei visitatori, fornendo nel contempo informazioni e alcune istruzioni circa le precauzioni da mettere in atto durante e dopo la visita.

Per la tutela dei pipistrelli, è infatti necessario applicare alcune nuove attenzioni per evitare la diffusione delle spore del fungo. In particolare, ogni visitatore dovrà seguire, eventualmente con l’assistenza degli accompagnatori, una procedura per pulire a fondo le suole delle calzature utilizzate per l’escursione in grotta, spazzolandole in modo da far cadere eventuali zolle di terra e spruzzandole con alcool prima di riporre le scarpe all’interno di un sacchetto annodato.
Chiunque accederà alla grotta dovrà quindi essere dotato di un secondo paio di calzature, oltre a quelle con cui effettuerà l’escursione: per comodità, il ricambio potrà essere lasciato anche in paese, ma è necessario evitare di risalire sui mezzi di trasporto con le stesse calzature usate nella grotta.
Giunti a casa, i visitatori dovranno inoltre tenere le calzature usate nella grotta in ambiente caldo per almeno una settimana, esponendole in posizione assolata e girate in modo che le suole siano esposte al sole, e di lavare i vestiti utilizzati nella visita, possibilmente a 60 gradi per almeno 20 minuti. In caso di lavaggio a temperatura inferiore, i vestiti dovranno essere messi ad asciugare al sole e non ritirati per almeno una settimana.

Per conoscere le modalità di accesso alla Grotta, che per questa stagione estiva sono da considerare transitorie dal punto di vista organizzativo, si invitano gli interessati a rivolgersi al Comune di Crissolo (Via Umberto I, 39. Tel: 0175.94.902. Email: municipio@comune.crissolo.cn.it).

La Grotta del Rio Martino sarà infine oggetto di una ulteriore valorizzazione, mediante attività di educazione ambientale riguardanti in particolare i temi della tutela e gestione della Chiritterofauna.

Per saperne di più
La Grotta di Rio Martino sorge a 1.530 m s.l.m. sulle pendici della Rocca Grané, accessibile dal ristorante “La Spiaggia” di Crissolo o dal ponte di Riondino. Ricca di concrezioni calcaree, questa cavità ipogea si è formata per l’azione erosiva delle acque dei torrenti subglaciali raccolte in fondo ai crepacci del grande ghiacciaio che ha formato la Valle del Po. Complessivamente è lunga 3.200 m, circondata da sale, pozzi, e gallerie collegate tra di loro di difficile passaggio. Solo il ramo inferiore (lungo 530 m), che termina con la cascata del Pissai, alta oltre 40 m, è privo di grandi difficoltà ed è in parte attrezzato con passerelle che facilitano la visita anche ai visitatori meno esperti. Nella grotta è possibile incontrare numerosi invertebrati e almeno sette diverse specie di chirotteri (pipistrelli) la utilizzano per il letargo invernale: tra le varie specie di pipistrelli, la più numerosa è il Barbastello, specie tipica degli ambienti forestali maturi, con circa 200 individui ma sono state osservate anche decine di altri esemplari tra Vespertilio smarginato, Vespertilio maggiore e Pipistrellus sp.

In merito alla White-nose syndrome, si precisa che la mortalità massiva nelle popolazioni di chirotteri dell’America settentrionale potrebbe essere dovuta ad una recente e involontaria introduzione del fungo che la causa dall’Asia o, più probabilmente, dall’Europa. In tali contesti geografici, pur potendo causare mortalità di esemplari, il fungo non appare produrre gli effetti disastrosi riscontrati in America; ciò è verosimilmente conseguenza di un processo di coevoluzione ospite-parassita, che ha portato i chirotteri del “vecchio mondo” a sviluppare forme di tolleranza del patogeno.

Ultimo aggiornameto: 02/08/2019 14:24