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  Museo Naturalistico del Fiume Po - Vetrina n.6 - Nidi, Funghi

Funghi.
Legati allo strato più basso del bosco, i funghi collaborano con gli alberi nell’assorbimento delle sostanze nutritive. Dall’albero il fungo ricava sostanze riconducibili alla fotosintesi clorofilliana che non può produrre autonomamente, all’albero fornisce sali minerali, ampliando l’apparato radicale complessivo dei due organismi. Alcune specie di funghi sono tanto specializzate da essere in simbiosi soltanto con determinate specie di alberi: è il caso dei Porcini con il Castagno od il Faggio. Questi funghi sono detti simbionti. Altri funghi instaurano un rapporto diverso con gli alberi: definiti parassiti, crescono sulla corteccia delle piante sottraendo sostanze della fotosintesi clorofilliana senza nulla fornire in cambio e portandole poco per volta alla morte. Altri funghi ancora, saprofiti, decompongono il legno degli alberi morti, contribuendo a rimettere in circolo le sostanze organiche del bosco. I nidi. Il rifugio che costruiscono gli uccelli per la riproduzione si chiama nido, anche quando è scavato in lunghi e profondi condotti sotterranei, come nel caso dei Topini, dei Gruccioni e del Martin pescatore. La tipologia di nido più diffusa è quella costituita da rami intrecciati a ricavare una semisfera, poi rivestita di materiale, animale e vegetale, morbido e fine, capace di proteggere le uova e successivamente i piccoli, conferendo isolamento termico alla struttura. Altri nidi sono scavati nei tronchi degli alberi. Parliamo dei picchi, le cui cavità, negli anni successivi, sono spesso usate da altri uccelli per costruirvi a loro volta il nido. Anche l’Allocco ed altri uccelli, quali l’Upupa, utilizzano buchi negli alberi, ma non avendo i mezzi per poterli scavare, ricorrono a cavità naturali. Molti uccelli approfittano invece delle costruzioni ed abitazioni umane. E’ il caso delle Rondini e dei Balestrucci, i cui nidi rappresentano un mirabile esempio di ingegneria quanto a sicurezza e ardimento strutturale, costruiti unicamente con fango e, nel caso delle Rondini, da pagliuzze intrecciate. I corvidi hanno metodologie diverse, spaziando dagli ambienti naturali più aspri e selvaggi, pensiamo al Gracchio ed al Gracchio corallino che nidificano su pareti rocciose ad alta quota, a quelli urbani, nel caso della Taccola che predilige vecchi campanili e palazzi storici. Utilizzano cavità di rocce e nicchie negli edifici. Ghiandaia e Nocciolaia invece costruiscono nidi per così dire classici, avendo cura di mimetizzarli nel folto della vegetazione in luoghi poco frequentati. Discorso a parte vale per la Gazza, il cui nido è costituito da una grande sfera di rami intrecciati, con all’interno una comoda e morbida coppa. Serve a difendere i piccoli e le uova dai predatori alati. Ogni specie è caratterizzata da una specifica tipologia di nido, così come specifico è il materiale con cui è costruito. Le piccole radichette denunciano la costruzione del Colombaccio, mentre le ragnatele sono specialità del Codibugnolo e di altri piccoli passeriformi. Il muschio verde, quello per il presepio, è invece caratteristico del Merlo acquaiolo, che provvede a mimetizzare il suo rifugio tra i muschi naturali delle basse pareti rocciose a picco sull’acqua. Così come per l’uomo, per gli uccelli il nido è specchio fedele della loro indole e delle loro abitudini.



 
 

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