GEOTERMICO A BASSA ENERGIA



Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 10 febbraio, ha approvato in via definitiva un decreto legislativo che opera il riassetto della disciplina in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche al fine di garantire, in un contesto di sviluppo sostenibile del settore e assicurando adeguata protezione ambientale, un regime concorrenziale per l'utilizzo delle risorse geotermiche ad alta temperatura e la semplificazione dei relativi procedimenti amministrativi.

Il decreto, previsto dal comma 28 dell’ art.27 della Legge 99/2009, ha il merito di abrogare in toto la preesistente Legge 896/1986 sulla “Disciplina della ricerca e della coltivazione delle risorse geotermiche”. Vengono anche semplificate – ma solo in minima parte–  le procedure per l’installazione dei piccoli impianti con sonde geotermiche, un settore fino ad oggi ignorato dal legislatore nazionale.

Interessante è l’art. 10 del decreto, in cui vengono definite e regolate le “piccole utilizzazioni locali”, funzionanti sia con prelievo di acque calde sia con semplice scambio di calore con il terreno. Le Regioni (o enti da esse delegati) vengono individuate come “le autorità competenti per le funzioni amministrative, comprese le funzioni di vigilanza, riguardanti le piccole utilizzazioni locali di calore geotermico”.



Le “piccole utilizzazioni locali” individuate dal decreto sono di
due tipologie diverse: quelle che prelevano fluidi geotermici o acque calde entro certi limiti di potenza termica e di profondità dei pozzi, e quelle che scambiano calore con il terreno senza prelievo di fluidi. L’iter autorizzativo è diverso nei due casi.




Con prelievo di fluidi o acque calde



Secondo il decreto “...sono piccole utilizzazioni locali di calore geotermico quelle per le quali sono soddisfatte congiuntamente le seguenti condizioni:

• consentono la realizzazione di impianti di potenza
inferiore a 2 MW termici, (…)

• sono ottenute mediante l’esecuzione di
pozzi di profondità fino a 400 metri per ricerca, estrazione ed utilizzazione di fluidi geotermici o acque calde (…), per potenza termica complessiva non superiore a 2.000 kW termici, anche per eventuale produzione di energia elettrica con impianti a ciclo binario ad emissione nulla”.

Queste piccole utilizzazioni locali “sono concesse dalla Regione territorialmente competente con le modalità previste dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n.1775”. Per questo tipo di impianti, quindi, il decreto non prevede in realtà alcuna vera semplificazione, dal momento che è richiesta – così come è avvenuto fino ad oggi –la concessione di derivazione d’acqua ai sensi di una legge risalente agli anni 30.

E’ però esplicitamente previsto che questa tipologia di impianti, se di potenza
inferiore a 1 MW, sia “esclusa dalle procedure di verifica di assoggettabilità ambientale".

 

Senza prelievo di fluidi o acque calde



Secondo il decreto “sono altresì piccole utilizzazioni locali di calore geotermico quelle effettuate tramite l’installazione di
sonde geotermiche che scambiano calore con il sottosuolo senza effettuare il prelievo e la re-immissione nel sottosuolo di acque calde o fluidi geotermici”.



Questi impianti, i più diffusi, “sono sottoposti al rispetto della
specifica disciplina emanata dalla regione competente, con previsione di adozione di procedure semplificate”. Al momento però quasi nessuna regione italiana ha discipline specifiche in materia. La situazione quindi appare ancora molto incerta.

Si noti che il riferimento alla “previsione di adozione di procedure semplificate” ci ricorda che manca all’appello ancora un decreto perché le regioni possano deliberare nel rispetto della normativa nazionale, o adeguare le proprie regole esistenti.




Nota bene: anche questa tipologia di impianti viene esplicitamente “esclusa dalle procedure di verifica di assoggettabilità ambientale”.

 

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