Il progetto InNat Ė alla scoperta del Cervo volante e dei coleotteri saproxilici

Quando incontro una specie minacciata o a rischio d’estinzione ma che un tempo era molto comune, mi tornano alla memoria quelle gloriose squadre di calcio, oggi relegate alle serie minori o del tutto scomparse ma che all’inizio ‘900 dominavano il campionato italiano. Società sportive di cui quasi nessuno ormai si interessa più e delle quali restano soltanto sbiadite fotografie che ritraggono uomini dalle buffe pose e dall’improbabile abbigliamento che oggi avrebbe ben poco di sportivo.

Allo stesso modo, è solo con un notevole sforzo di fantasia che possiamo immaginare animali come il Cervo volante, il Cerambice della quercia o l’Osmoderma eremita, diffusi un po’ ovunque in negli ambienti di pianura e di collina.

Si tratta di grandi coleotteri che rientrano nel gruppo degli insetti saproxilici, ovvero specializzati nell’utilizzo del legno morto. Per tornare ai tempi in cui questi insetti dominavano i nostri boschi, dobbiamo sostituire al paesaggio moderno uno scenario ricco di foreste solo parzialmente interrotte dai coltivi e dai centri abitati. Nella nostra immagine mentale del bosco poi, dobbiamo dare vita a luoghi selvaggi, dove abbondano alberi imponenti e vetusti, altri morti in piedi e molti altri caduti al suolo e ormai in decomposizione, tutti elementi spesso assenti nella maggior parte degli scenari forestali moderni.

Sebbene si stimi che circa il 30% della biodiversità in un ambiente forestale si concentri proprio in corrispondenza di alberi morti o deperienti, ad oggi sono proprio gli organismi saproxilici quelli maggiormente minacciati di estinzione a livello europeo.

Numerosi studi indicano come causa principale del declino di queste specie, l’ormai consolidata pratica di eliminazione del legno morto in bosco e la diffusa gestione forestale basata su tagli a ciclo breve, che limitano fortemente la presenza di vecchi alberi nelle foreste.
Per questa ragione, fra le specie di Coleotteri della fauna italiana inseriti negli allegati II e IV della Direttiva Habitat1 ed oggetto di tutela e monitoraggio, 9 su 11 sono specie saproxiliche.

In questo scenario il Parco del Monviso è chiamato a svolgere un ruolo importante nella protezione di queste specie poiché, oltre ai ben noti territori alpini, gestisce anche numerose Riserve Naturali e Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che racchiudono aree forestali di notevole importanza conservazionistica come: il Bosco dell’Alevè, il tenimento di Staffarda con le sue foreste, il Parco di Racconigi e i boschi ripariali del vicino Torrente Maira e il Bosco del Merlino di Caramagna Piemonte.

SIC, ZPS e ZSC sono acronimi con i quali si identificano le aree che rientrano nella 'Rete Natura 2000', un sistema europeo di siti di elevato valore naturalistico e che rappresentano il principale strumento comunitario per la conservazione degli habitat e della biodiversità.
Diventa quindi fondamentale approfondire la nostra conoscenza delle specie rare e minacciate, individuando le popolazioni presenti e sviluppando metodologie di indagine efficaci e di facile ripetizione nel tempo.
E’ in questo quadro che nasce il progetto InNat (http://innat.it/), finalizzato alla promozione della Rete Natura 2000 e alla raccolta di dati su scala nazionale per le specie di insetti protette dalla direttiva Habitat2.

InNat ha inoltre sviluppato metodologie di monitoraggio per le specie saproxiliche ed offre allo stesso tempo numerosi strumenti per approfondire la conoscenza degl mondo degli insetti rivolti a tecnici, semplici appassionati e al mondo della scuola. Una piattaforma informatica, accessibile da smartphone e da pc, consente inoltre di condividere le proprie con il mondo scientifico. Questi strumenti innovativi permettono ad ognuno di noi di diventare un attore attivo nella conoscenza delle componenti naturali del territorio e di contribuire alla tutela delle specie più fragili3.

Proviamo quindi a entrare nel mondo di questo curioso gruppo di insetti con un viaggio a puntate, ognuna dedicata a una specie differente, per conoscerle meglio, scoprirne il curioso ciclo di vita e comprendere quali strategie possono aiutare a preservare le popolazioni ancora presenti sul territorio.

Iniziamo dal coleottero forse più celebre e noto anche ai meno esperti: il Cervo volante (Lucanus cervus).

Il cervo volante è il più grande coleottero europeo ed è caratterizzato da un forte dimorfismo sessuale: il maschio possiede enormi mandibole che nella femmina invece sono più corte. La lunghezza per i maschi è compresa fra 30 e 89 mm, mentre le femmine mostrano valori variabili tra 25 e 49 mm.

Il nome comune deriva dalle appariscenti mandibole dei maschi che ricordano i palchi dei cervi maschi, mentre l’origine del nome scientifico 'Lucanus cervus', si riferisce ai culti praticati dai Lucani, un’antica popolazione del sud Italia che conobbe l’apice della propria espansione nel V secolo a.C.. Plinio il Vecchio, nella sua opera 'Naturalis Historia', racconta che in queste popolazioni, i cervi volanti venivano posti al collo dei bambini come talismani protettivi. Lo scritto di Plinio il Vecchio doveva essere ben noto a Carlo Linneo, il quale scelse il termine 'Lucanus' per descrivere il genere di appartenenza di questi coleotteri. L’epiteto specifico deriva invece dalla sopraccitata somiglianza dei maschi di questa specie con i cervi.

Sebbene le sue grandi mandibole appaiano minacciose, il cervo volante si rivela un insetto del tutto innocuo. Come spesso accade nel mondo animale, appariscenti strutture presenti nei maschi vengono utilizzate unicamente nelle sfide tra simili per la conquista delle femmine o svolgono una mera funzione estetica atta ad attirare l’attenzione dell’altro sesso. I cervi volanti non sono predatori mordaci e aggressivi, sono invece particolarmente ghiotti della linfa degli alberi sui quali vivono.

Tipico delle foreste decidue mature, specialmente dei querceti con abbondante presenza di legno morto a terra, il cervo volante è largamente diffuso in Europa, sebbene la perdita degli habitat e la loro frammentazione siano tra le maggiori minacce per questa specie. Proprio per questa ragione Lucanus cervus è stato incluso nell’Allegato II della Direttiva Habitat (CEE/92/43) come 'specie animale d'interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione.'

In Italia L. cervus è presente al Nord e al Centro (fino al Lazio sul versante tirrenico e fino alle Marche sul versante adriatico) mentre nel Sud Italia (Sicilia e Sardegna comprese) e in parte del Centro, è presente L. tetraodon. Le due specie differiscono per dimensioni e per alcuni caratteri morfologici delle mandibole e delle antenne (per maggiori approfondimenti http://innat.it/wp-content/uploads/2018/03/Scheda-Lucanus-cervus_InNat.pdf) . In alcuni settori dell’Italia centrale le due specie sono entrambe presenti. In questi luoghi sono stati osservati numerosi individui con caratteri intermedi tra le due specie.

Il Cervo volante trascorre la maggior parte della sua vita in forma larvale all’interno di tronchi morti, mentre la fase adulta risulta piuttosto breve e dura solo alcune settimane.
Le femmine, dopo l’accoppiamento, scavano profonde gallerie in prossimità di legno marcescente. Possono produrre fino a 100 uova che spesso peró preferiscono deporre in più siti. Le larve impiegheranno da 3 a 5 anni per diventare adulte e trascorreranno il tempo scavando lunghe gallerie all’interno di un tronco e nutrendosi del legno morto.
Quando arriveranno a misurare circa 10 centimetri di lunghezza, le larve si sposteranno dal legno al suolo; qui costruiranno un bozzolo dentro il quale, in autunno, avverrà la metamorfosi. Gli adulti peró dovranno aspettare l’arrivo della primavera successiva prima di poter finalmente uscire in superficie.
Il loro stadio immaginale, ovvero la vita da adulti, sarà peró molto breve: i maschi moriranno entro il mese di agosto, mentre le femmine sopravvivranno fino ai primi giorni di settembre.

Tra giugno e luglio sia ha il picco di attività, ovvero il periodo nel quale è più facile avvistare i maschi in volo al crepuscolo e in cerca delle femmine (che volano meno frequentemente e passano la maggior parte del loro tempo a terra).


Se avvistate un cervo volante, non esitate a segnalarcelo!

Potete utilizzare la piattaforma InNat, accessibile sia da web (http://innat.com), sia da app per sistemi android e iphone, che consente di inviare in modo semplice e immediato le vostre osservazioni di questa e di altre 29 specie di insetti inseriti negli allegati II e IV della direttiva Habitat.

Il parco ha inoltre creato un proprio progetto di raccolta di dati naturalistici attraverso la piattaforma iNaturalsit (https://www.inaturalist.org/projects/riserva-mab-unesco-monviso) a cui tutti possono aderire previa richiesta, scrivendo a rastelli@parcomonviso.eu o a ostellino@parcomonviso.eu.
Il tuo aiuto puó essere fondamentale per la conservazione degli habitat naturali e degli organismi che li popolano per cui, cosa aspetti? Aderisci ai nostri progetti on-line e segnalaci le tue osservazioni naturalistiche!

1- La Rete Natura 2000 e la Direttiva Habitat sono gli strumenti chiave per la tutela del patrimonio naturale, strumenti creati per assicurare la sopravvivenza delle specie e degli habitat più importanti a livello comunitario. La Rete Natura 2000 non si limita a istituire riserve naturali ma si basa su un principio molto più ampio di conservazione e di uso sostenibile, dove le persone, la fauna e la flora possono coesistere. Raccoglie le Zone di Protezione Speciale (ZPS) individuate dalla 'Direttiva Uccelli 2009/147/CE - conservazione dell’avifauna selvatica' e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) individuati per mezzo della 'Direttiva habitat 92/43/CEE - conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche'. La Direttiva Habitat contribuisce a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione di flora e fauna selvatica (numerose specie rare, protette o endemiche) e degli habitat in cui esse vivono. Nella Direttiva Habitat sono incluse 629 specie e sottospecie animali e l’Italia è una delle nazioni europee col più elevato numero di specie inserite segnalate.
2- Lo scopo del progetto InNat è quello promuove la conoscenza della Rete Natura 2000, delle specie di insetti incluse nella Direttiva Habitat e del Network Nazionale della Biodiversità. Il progetto è finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e coordinato dal Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale 'Bosco Fontana' Carabinieri. Oltre a promuovere la conoscenza su questi temi, InNat ha lo scopo di formare il personale dell’Arma dei Carabinieri che gestisce le Riserve Naturali Statali per l’attuazione di protocolli di monitoraggio di 5 specie di coleotteri saproxilici protetti dalla Direttiva Habitat. Tale supporto è fornito anche al personale delle aree protette di Regioni e Province Autonome.
3- Un obiettivo, che coinvolge in maniera attiva la cittadinanza, è la raccolta di dati di presenza, sul tutto il territorio nazionale, di 30 specie di insetti di interesse comunitario. Tutti possono contribuire a raccogliere segnalazioni relative a 7 specie di libellule, 2 specie di ortotteri, 5 specie di coleotteri, 14 specie di farfalle diurne e 2 farfalle notturne. Partecipare è molto semplice: dopo aver scattato una foto dell’insetto con il cellulare, si invia la segnalazione con pochi semplici passaggi utilizzando l’app InNat, che è disponibile per Android e iPhone. In alternativa si puó inviare il dato tramite il sito www.innat.it.

Ringraziamenti
Dr. SŲnke Hardersen
Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale 'Bosco Fontana' MARMIROLO (MN)
ResearchGate: www.researchgate.net/profile/Soenke_Hardersen/


Biliografia

Progetto InNat
http://innat.it/

progetto LIFE MIPP
http://lifemipp.euWikipedia it
https://it.wikipedia.org/wiki/Lucanus_cervus

Wikipedia nl
https://nl.wikipedia.org/wiki/Vliegend_hert

Wikipedia ru
https://ru.wikipedia.org/

Ministero dell’Ambiente
http://www.minambiente.it/

Studium Naturae
http://www.studiumnaturae.com/lucanus-cervus/


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