Due amici e il viaggio su due ruote dalla foce alla sorgente del Po

Pubblichiamo volentieri il racconto di un viaggio in bici dalla foce alla sorgente di due amici tornati nei luoghi frequentati da bambini.


Da qualche anno mi frullava per la testa questa idea, da prima che il Politecnico di Milano immaginasse Ven.To. (il progetto ciclabile tra Venezia e Torino): partire con la bicicletta dalla foce del Po e arrivare alla sua sorgente al Pian del Re. Tante le motivazioni: la passione per la bicicletta ovviamente, l’idea di tornare al cospetto del 'Re di pietra' dove ero stato da ragazzino, ricordare un amico che proprio sulle salite del Monviso si era appassionato al ciclismo e che purtroppo ci ha lasciato troppo presto.
Nel marzo del 2016 rimasi gravemente infortunato in un incidente avvenuto durante un allenamento in bicicletta. Da allora questa avventura rappresentava per me anche una sfida e possibilmente una rivincita sulla malasorte.
L’anno scorso quindi, in un piovoso pomeriggio invernale, ho chiamato Andrea: 'Voglio tornare sul Monviso. In bici. Vieni?'. 'Si, quando si parte?'. Io e Andrea condividiamo lo stesso spirito.
Tra lavoro e impegni familiari l’estate era già tutta impegnata, l’unica settimana disponibile era la terza di settembre, sperando nel bel tempo.
Dopo una notte di pioggia intensa, sabato 16 settembre partiamo da Portoviro (RO). Un cielo plumbeo e una leggera nebbia ci accompagneranno per tutta la giornata. Passano i chilometri ma il panorama non varia: campagne a perdita d’occhio. Passiamo la provincia di Rovigo, poi Ferrara, infine Mantova. Attraversiamo Ostiglia e giungiamo dopo il tramonto con 170 km sulle gambe a Governolo.
Domenica si preannuncia meteo in miglioramento e Nicola, ottimo gestore dell’Ostello dei Concari, ci accompagna per i primi 20 km. Attraversiamo campagne ma anche, finalmente, paesi e borgate incantevoli: la splendida città fortezza di Sabbioneta, Commessaggio con il suo bel ponte di barche di accesso al centro, Cremona e infine Piacenza. Altri 170 km.
Lunedì, il tempo è stabilmente bello e così rimarrà anche nei giorni successivi. Da Piacenza tramite Casale Monferrato arriviamo a Chivasso con l’oscurità, 205 km.
Martedì solo 105 km passando per Torino e Moncalieri fino all’incantevole Saluzzo, centro medievale curatissimo con a guardia il maestoso castello. Già da un po’ il Monviso ci osserva da lontano.
Mercoledì, ultimo giorno, ci aspettano circa 50 km ma anche la dura salita al Pian del Re passando per Sanfront, Paesana, Crissolo. La giornata è limpidissima, respiriamo a pieni polmoni l’aria sottile della montagna, il sole con la sua particolare luce settembrina ci riscalda. Con il nostro pesante carico saliamo lenti, riusciamo a notare fin nei particolari la meraviglia che ci circonda, che ci pervade. Si, ora ne abbiamo conferma, la natura selvaggia e incontaminata dell’alta valle Po è la stessa di allora.
Dopo Pian della Regina io e Andrea saliamo distanziati l’uno dall’altro, è tempo di riflessioni, di pensieri, di emozioni che scegliamo di vivere intimamente ognuno per conto proprio. Salendo, nel silenzio, piango come un bambino ripensando a come eravamo e come siamo, ringraziando di essere riuscito a tornare, ricordando Matteino che da lassù, ne sono certo, avrà gioito un po’ con noi.
Dopo è tempo di fotografie e pacche sulle spalle davanti alla sorgente che, pur provata dall’eccezionale siccità estiva, resiste.

Il viaggio di circa 700 km che abbiamo percorso in cinque intensi giorni lungo il Po, è anche un viaggio attraverso la storia della Pianura Padana e dell’intero nostro paese dal Medioevo all’era nucleare.
Si incontrano stupendi centri storici e borgate più o meno abbandonate, rimaste com’erano un secolo fa. E poi pievi e chiese, torri, ville, tenute, masserie, dove la vita e le attività brulicavano decenni addietro, ora malinconici acquerelli di un tempo che non tornerà. Ancora siti di archeologia industriale come le innumerevoli cave di sabbia e ghiaia del Po completamente abbandonate all’incuria e alla ruggine dopo il crollo dell’edilizia del 2008, le centrali nucleari di Caorso e Trino Vercellese testimoni di fallimentari scelte politiche.

Luca Gentil


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