L'inafferrabile sfinge colibrž

Quanti di voi, passeggiando in campagna o lungo un sentiero di montagna, hanno esclamato almeno una volta: 'guarda! Un Colibrì!', alla vista di un piccolo e curioso animaletto dal rapidissimo frullio d’ali?
Nonostante le apparenze, il misterioso esserino non è un uccello bensì una falena nota come sfinge del galio o sfinge colibrì (Macroglossum stellatarum) appartenente alla famiglia delle Sfingidi, gruppo che raccoglie circa 1450 specie dal carattere notturno e crepuscolare ma con alcune importanti eccezioni diurne.
Molti rappresentanti di questa famiglia sono caratterizzati da colori sgargianti, sia nell’adulto che nel bruco e la maggior parte delle specie è concentrata nelle regioni tropicali. Alcune peró, come la sfinge del galio, trovano il loro optimum nelle zone temperate e riescono addirittura a raggiungere le regioni nordiche durante le stagioni primaverili ed estive. Sono ben noti infatti avvistamenti di sfinge del galio in Scandinavia, nelle isole britanniche e in Canada.
Questa curiosa falena è piuttosto facile da osservare per via delle sue abitudini diurne e per il curioso modo di volare attorno alle piante in fiore, comportamento che attira l’attenzione anche dell’osservatore più distratto.
Vola rapida e con scatti repentini, intervallati da momenti di stallo in 'hovering' (lett. Volo a punto fisso, ovvero con la capacità di rimanere sospesi in aria), comportamento tipico di altri insetti come le libellule e i Sirfidi (false api) e di animali più grandi come alcuni pipistrelli e uccelli tra cui proprio i colibrì.
Se osservata da vicino, si noterà che la sfinge estroflette una lunga e sottilissima 'lingua' che utilizza per raggiungere le porzioni interne dei fiori.
L’organo in questione è la cosiddetta 'spirotromba', non una lingua in effetti ma una sorta di cannuccia attraverso la quale la farfalla riesce a aspirare il nettare presente nei nettari alla base dei fiori, anche in quelli dalla forma particolarmente stretta e allungata, più ostici per molti altri insetti come ad esempio le api.
Non è affatto raro infatti osservare le sfingi colibrì intente ad esplorare con meticolosa attenzione le ricche fioriture della buddleia (Buddleja davidii), della valeriana rossa (Centranthus ruber) o cimentarsi con i piccoli e ostici fiori delle verbene (Verbena officinalis) o delle scorzonere (Phyteuma sp.).
Il nome 'Sfinge del galio' si deve a una doppia particolarità dei bruchi: il termine 'sfinge' deriva dal particolare aspetto che assumono i bruchi in posizione di riposo e che sembra ricordare nella forma una sfinge egizia; il termine 'galio' fa invece riferimento alle piante nutrici delle larve, ovvero le specie appartenenti al genere Galium. Il nome alternativo 'sfinge colibirì' deriva infine dalla ben nota confusione di queste farfalle con i colibrì, gruppo di uccelli presenti soltanto nel Sud e Centro America e nelle regioni meridionali degli Stati Uniti con climi subtropicali.
La spiccata similitudine comportamentale e alimentare di questi due animali rappresenta infine un tipico esempio di convergenza evolutiva: un’esigenza simile, ovvero quella della dieta nettarivora, ha portato due gruppi animali completamente diversi a sviluppare adattamenti e morfologie analoghe, come il battito d’ali velocissimo per il volo statico e strutture affusolate per succhiare il nettare dei fiori: in un caso la già citata spirotromba e nel colibrì il becco lungo e minuto.
Non preoccupatevi quindi, almeno in questo caso, l’avvistamento di questo curioso insetto non è l’ennesimo segno di tropicalizzazione del nostro clima ma è solo una delle tante meraviglie che la natura attorno a noi puó ancora regalarci.


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