Ambienti Naturali
 

Una delle caratteristiche peculiari del Parco del Po Cuneese è la notevole escursione altimetrica che ne caratterizza il territorio, dai 3841 metri di quota della vetta del Monviso ai 240 della pianura di Casalgrasso, ai confini con la provincia di Torino.

Un simile dislivello permette la presenza di tutti gli ambienti del Piemonte, compresi quelli lacustri rappresentati dai laghi di cava.
 

 
L’alta montagna
E’ un ambiente severo, dominato dal freddo, dal vento e dalle rocce.

Il massiccio del Monviso appartiene al gruppo geologico delle pietre verdi ed è nato assieme alla catena alpina circa ottanta milioni di anni fa.

La sua giovane, geologicamente parlando, età, è la causa delle infinite guglie e creste dai profili taglienti, dell’aspetto aspro e selvaggio delle vette che tanto appassionano gli alpinisti.

Ai piedi delle pareti grandi morene di detriti conducono a limitate e circoscritte praterie d’alta quota, ricoperte da neve nella maggior parte dell’anno.
 
I laghi alpini
L’acqua che scende dai nevai e dai ghiacciai forma veloci ruscelli che alimentano numerosi laghetti alpini. I laghi sono una delle testimonianze più evidenti dell’attività modellatrice del territorio svolta dai ghiacci in epoche remote e dall’acqua in tempi più recenti. Organismi in perenne trasformazione, i laghi raccolgono grandi quantità di detriti portati dalle acque nel periodo dello scioglimento delle nevi.
 
La torbiera di Pian del Re
Un lago di profondità limitata ha dato origine a quella che è indicata come la torbiera più alta d’Europa. Agli occhi dei profani la torbiera è un prato, neppure tanto invitante. Si tratta di uno dei biotopi più interessanti del Parco, rifugio di numerose piante relitte di epoca glaciale, che qui, grazie alle sorgenti del Po che permeano d’acqua il terreno ed alla temperatura sempre bassa, hanno trovato l’estremo rifugio dopo l’ultima glaciazione.
 
Il Po torrente
Appena dopo le sorgenti il Po supera un muro naturale di roccia e cadendo a valle forma la cascata più bella del suo lunghissimo percorso. L’acqua prende quindi un andamento torrentizio, dapprima tra ampie praterie e poi in una stretta gola dove l’azione erosiva ha scavato la terra. Con il procedere verso valle i tratti ripidi si alternano ad altri più dolci, le grandi rocce radicate al suolo vengono sostituite da massi caduti dalle vette o trasportati dall’antico ghiacciaio della Val Po ed i profili assumono progressivamente spigoli meno vivi e taglienti. La corsa torrentizia del fiume si protrae per una trentina di chilometri, fino allo sbocco della Valle nei pressi di Revello, dove il letto del fiume si allarga ed ai massi si sostituiscono ciottoli e sassi.
 
I boschi di montagna
Superata la conca di Pian Melzè, i boschi, un tempo estesi a quote superiori, iniziano a ricoprire le pendici della valle. Dapprima una lariceta, sulla destra del fiume, poi grandi distese di latifoglie, spesso miste, a tratti di grandi faggi, dal greto del fiume salgono fino alle praterie che coronano gli spartiacque della valle. Col progressivo abbandono delle aree un tempo votate all’agricoltura, la loro estensione è in aumento.
 
Le distese di ghiaia
Il primo inconfondibile segno della pianura, a dispetto delle montagne che ancora circondano l’orizzonte, sono i ghiareti, ampie distese di sassi simili a deserto; ricordano all’uomo spesso distratto la potenza e la forza del fiume, la sua capacità di spostare immani quantità di detriti, di modellarle e depositarle dove possono stare ed avviare il lento processo di vita intensissima che caratterizza la pianura, perché i ghiareti non sono la fine ma l’inizio di quanto ci circonda, di quanto sostiene noi e le nostre città.
 
I boschi di pianura
Può sembrare poco serio parlare di boschi in pianura dove l’essenza imperante è il mais e l’attività agricola intensiva ha annullato i "tratti somatici" originari del territorio. Eppure qualche traccia degli antichi boschi è rimasta: a Staffarda, per esempio, grazie alla particolare storia del luogo legata all’omonima Abbazia ed all’azione dei frati che la svilupparono. Il bosco si estende in un’area ricchissima di acque, in buona parte bonificata con una rete di fossi e canali lasciati a cielo aperto. Assieme ai grandi alberi crescono rigogliosi i cespugli a formare un ricco sottobosco.
 
Il Grande Fiume
Lasciate alle spalle le montagne, ormai invisibili nella foschia delle calde giornate estive, nel cuore della pianura le acque rallentano e persa la forza di portare ciottoli modellano le rive con sabbia, limo e materiali finissimi. Anche il suono, forte ed imperioso nella valle, quasi si tace, sostituito da sommesso brusio. Qui l’acqua è molta, il Po ha ricevuto e riceve tanti affluenti, purtroppo non sempre puliti. Nonostante la bellezza e l’apparente spontaneità dei luoghi, l’ambiente porta i segni della presenza a delle attività umane: appena oltre la riva i campi vanno all’orizzonte a perdita d’occhio…
 
La saliceta
Dove il fiume in tempi recenti ha divagato ora prendendo terreno alla pianura ora lasciandone sotto forma di grandi depositi di ghiaia e sabbia, velocissimi nascono e crescono i salici, primo tassello di quello che nei secoli diverrebbe il bosco planiziale. Il sottobosco è fitto e difficilmente agibile all’uomo, con estese dune intervallate da improvvisi rigagnoli d’acqua stagnante e pozze. Il colore oliva pallido delle foglie segnala la saliceta da grande distanza, con un po’ di tristezza, perché oggi anche questo caratteristico ambiente sta scomparendo.
 
 

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